venerdì 18 gennaio 2013

GENTE DEL MYANMAR

Uomini e donne si tingono il viso con il 'thannekha', uno sbiancante naturale ricavato dai rami di una pianta, che protegge dal sole e rinfresca la pelle e che conferisce loro le sembianza selvagge degli indiani d'america!
La bocca è spesso sporca del rosso di foglie miste a lime e spezie che, specie gli uomini, masticano e sputano continuamente. Sia gli uomini che le donne portano una gonna lunga fino alle caviglie e quando ci vedono muoiono dalla voglia di parlare con noi. Nessuno parla inglese ma tutti bene o male sanno chiederti 'where are you from?' Sono tranquilli, non si arrabbiano nemmeno se ti rifiuti di pagarli (perché magari, non capendo, ti hanno portato dove non volevi andare). Sono generosi: si offrono continuamente di aiutarti. A Yangon, per esempio, un negoziante a cui ho chiesto un'informazione generica su un treno, ha telefonato in stazione per me e mi ha fatto parlare con la biglietteria. Oppure al mercato un ragazzo che sapeva un po' di inglese si è offerto di accompagnarci a cercare un banco di artigianato locale e quando ho esitato di fronte all'acquisto di un ventaglio di bambù ha parlato con la venditrice e poi mi ha detto che me lo avrebbero regalato volentieri loro, in ricordo del Myanmar!

L'arrivo di turisti e viaggiatori non ha ancora modificato il loro stile di vita. Solo coloro che già lavoravano nel settore con hotel e ristoranti stanno aumentando le loro ricchezze accentrando su se stessi tutte le attività relative a questo flusso di visitatori (trasporti, transfer, tour, guide). I birmani non ci sembrano molto intraprendenti e infatti almeno qui a Pyay, molte delle attività commerciali - negozi, ristoranti, hotel - sono GIÀ nelle mani dei cinesi.
Il nostro albergatore cinese non è molto ben visto dai suoi concittadini birmani, lo capiamo dalle smorfie o dai commenti che fanno quando gli diciamo dove alloggiamo. Oggi, che abbiamo noleggiato una moto da lui dopo averla cercata altrove senza successo, e siamo andati a far un giro nella zona archeologica, siamo persino stati trattati poco simpaticamente dagli operatori del parco quando hanno riconosciuto la sua moto! 'The chinese motocycle! Go go!' A dire il vero 'the chinese' non piace nemmeno ai suoi ospiti, che tratta come polli da spennare!

Sugli autobus a lunga percorrenza c'è sempre un bel televisore a schermo piatto che proietta film popolari, ambientati nelle campagne e che raccontano storie che parlano della loro vita. Fanno appello ai sentimenti più basici e ai valori più semplici quali la fedeltà, la lealtà, la famiglia, con una morale esplicitata nell'happy-ending. Sono veri e propri melodrammi con trame complicate e parecchi colpi di scena, a tratti musical, a tratti con azioni di kong fu ma con la pretesa di essere realisti. Ne abbiamo visti due sottotitolati in inglese, a mio avviso sintomatici della forma mentale di parte della popolazione. Il primo racconta la storia di due innamorati che hanno potuto sposarsi solo tramite la 'fuitina' poiché il fratello di lei le aveva già arrangiato il matrimonio con un altro. Il secondo racconta la storia di un gruppo di ragazzi che lasciano il paese per andare in città a fare fortuna come gruppo hip-hop. Cambiano look: si tolgono il colore bianco dal viso e sostituiscono la gonna con dei jeans e in breve tempo diventano famosi. Ma non sanno gestire denaro e successo e finiscono sulla strada dell'alcool, donne facili e gioco. Quando hanno perso tutto, tornano a casa con la coda tra le gambe e finiscono per suonare musica tradizionale nella band del villaggio!






giovedì 17 gennaio 2013

IL MYANMAR IN DUE PAROLE

Gli Inglesi la chiamano ancora BURMA (pr ba:ma) ma pare che il nuovo nome sia più appropriato poiché la popolazione è costituita da diverse etnie, nonostante i barman, i birmani, siano il 69%. La nazione consta di 9 etnie per 14 stati, spesso ai ferri corti con la giunta militare al governo, che ancora seda i fermenti di rivolta con il fuoco. Anche per questo motivo numerosi luoghi, spesso zone di confine, non sono accessibili ai viaggiatori stranieri.
La popolazione vive in condizioni molto povere e il governo militare ha finora preso e mantenuto il potere con la forza, pur avendo aspirazioni democratiche. Nel 1990 ha indetto elezioni che lo hanno visto perdente (l'80% della popolazione ha votato l'NDL, la Lega per la democrazia guidata da Aung San Suu Kyi) ma non ha voluto cedere il governo del paese e ha preferito incarcerare i leader dell'opposizione (San Suu Kyi agli arresti domiciliari) e sedare le rivolte con il sangue. Pochi anni fa hanno provato anche i monaci buddhisti, numerosissimi, a ribellarsi. Infatti nel 2007 il governo ha aumentato il prezzo degli autobus pubblici delle grandi città da 5k a 100k quando lo stipendio medio della popolazione era di 9000k e per recarsi al lavoro ne spendeva 6000. Ma anche la 'Rivoluzione Zafferano' (così chiamata per il colore delle tuniche dei monaci) è finita con una strage (almeno 31 vittime).
Da un paio d'anni però il governo ha deciso di essere più generoso: ha ridato la libertà a Aung San Suu Kyi che è di nuovo scesa in politica e ha ottenuto un seggio in Parlamento alle elezioni democratiche del 2012, ridando fiducia al popolo che la sostiene. In cambio le potenze occidentali hanno ridimensionato le iniziative di boicottaggio. Anche il turismo è stato finalmente sollecitato, nella speranza che il programma di riforme verso la democrazia serva a migliorare le condizioni di vita della popolazione.

In questi giorni intanto il governo non sembra aver cambiato tattica e risolve con il fuoco le ribellioni nelle aree di confine nel nord del paese ma... 'Il prezzo delle automobili è diminuito e forse un giorno potremo permettercene una anche noi' - ci ha detto un negoziante di Moulmein.

Certo è giusto che anche la gente di qui possa avere quello che vede in televisione, quello che abbiamo noi. Ma è altrettanto vero che quando lo avranno non ci saluteranno più con lo stesso autentico calore di oggi e avranno sicuramente perso, come noi del resto, le stelline negli occhi.



STREPITOSA PYAY (pr PI)

Meta poco battuta dagli stranieri, Pyay è un posto dove, a dispetto della povertà di beni materiali (non ci sono automobili, costano troppo, solo bici e scooter) si vive bene. In questa cittadina sul fiume c'è proprio una bella atmosfera di... festa! La stradina che porta al fiume ospita un night market, un mercatino serale dove soprattutto si mangia per strada, secondo il costume locale. Assaggiamo dei deliziosi spiedini di patate e di tofù (secondo la linea vegetariana che abbiamo deciso di seguire), come aperitivo da accompagnare con un bel bicchiere di ottima Myanmar Birra.
Ma la cosa che più ci piace di questa cittadina è il treno che passa proprio in pieno centro, tagliando in diagonale la rotonda con la statua di Aung San a cavallo (l'eroe nazionale per l'indipendenza dagli inglesi, padre di Aung San Suu Kyi), proprio nel cuore della città. Le due vie pricipali che si intersecano proprio in quel punto sono piene di barettini-ristoranti con distese di tavoli e sedie all'aperto e ci sono anche i migliori negozi della città che offrono per lo più della scadente roba cinese. Anche la nostra guest house è scadente ed è gestita da una famiglia cinese ma siamo riusciti ad avere forse la camera migliore e ci si sta bene. Abbiamo conosciuto Carlos, un poliglotta portoghese 60enne che sverna in Asia 3 mesi all'anno. 'Occorre mantenere lo spirito giovane quando il corpo invecchia!'- ci ha detto saggiamente Carlos che da quando si ritrova con un pace maker al cuore ha lasciato il lavoro e si gode la vita. 'Con 10€ a Lisbona metto benzina nella macchina per un giro in città, qui con gli stessi soldi al giorno mi giro l'Asia'.

Noto che in Birmania il viaggiatore medio è più o meno nostro coetaneo e che spesso è al suo secondo o terzo viaggio in questo paese. Molti lamentano il fatto che il costo delle guesthouse e anche dei voli domestici sia raddoppiato e a volte triplicato. Un albergatore mi ha detto che le loro strutture non sono in grado di accogliere troppi turisti e quindi hanno alzato i prezzi per 'selezionarli'.
A INLE LAKE, un posto molto turistico nel nord est del paese, pare che nelle settimane scorse tanti visitatori abbiano dovuto dormire nei templi buddisti perchè tutti gli hotel erano esauriti!
Qui a Pyay non abbiamo avuto problemi di questo genere in quanto i viaggiatori/turisti sono davvero pochi. In giro non se ne vedono. Noi facciamo su e giù per le vie della città un po' a piedi un po' in pick up (il bus pubblico locale) e ci intratteniamo senza fretta con la gente del posto, sempre pronta a scambiare due chiacchiere pur non sapendo una parola di inglese! Stamattina abbiamo visitato una sbalorditiva (così la definisce la Lonely Planet) pagoda, la SHWESANDAW PAYA, il cui zedi (stupa) dorato si dice custodisca 4 capelli del Buddha mentre in un altro piccolo stupa è conservato un suo dente. E ancora più d'effetto è l'adiacente SEHTATGYI PAYA con un bellissimo gigantesco Buddha.

Non molto distante dalla nostra guesthouse cinese, sulla riva del fiume, ogni mattina si svolge un pittoresco mercato, in gran parte coperto, che vede tra le merci più diffuse il pesce secco (e anche fresco) che viene scaricato da grossi barconi ancorati al lato del mercato.

Ma le meraviglie di Pyay non finiscono qui: sulla via principale, la Bogyoke Rd, lo SHREE TEA offre degli ottimi té e caffé con un'incredibile connessione wifi gratuita! Marilyn, la proprietaria, una bellissima ragazza anche modella, è diventata nostra amica e forse un giorno verrà a trovarci in Italia.
Ci fermiamo qui tre giorni prima di salire sul treno notturno che ci porterà a BAGAN, fiore all'occhiello del Myanmar.







domenica 13 gennaio 2013

SONNOLENTE, MAGICA HPA-AN

È domenica e qui tutti lavorano. Nelle risaie, gruppi allineati si inchinano per la semina delle piante di riso al ritmo impartito dal caposquadra mentre più in là qualcuno timidamende azzarda un saluto. Sulla strada, una linea bordeaux di giovani monaci sfila lungo la via sostando davanti a due compagni il tempo necessario per svuotare il pentolino della questua mattutina. Più avanti donne e uomini lavorano alla costruzione di una nuova pavimentazione stradale, allineando pietre portate a mano, due per volta. I bambini lavorano come i grandi e a volte avranno sì e no 8 anni. Purtroppo ne abbiamo visti tanti anche nei giorni scorsi, anche nella fabbrica di mattoni, e non era domenica.

Gironzoliamo con una moto scoppiettante per la scenografica e ordinata campagna dello stato di KAYIN che ha Hpa-An come capitale e che da qualche tempo si è riappacificato con il governo militare centrale. Dalla pianura coltivata a riso, fieno e qualche indecifrabile verdura, emergono masse montagnose di poco più di 500m di altezza che al loro interno celano grotte trasformate in templi buddhisti, quindi piene di statue del Buddha in tutte le posizioni. Quando è seduto con le gambe incrociate è in meditazione, quando è sdraiato ha raggiunto il nirvana, la non-vita, la pace.

La grotta più bella è senz'alcun dubbio la SIDDAM CAVE che raggiungiamo lungo una spettacolare campagna di terra rossa. L'interno della grotta è adornato da buddha kitchissimi, poi si apre in spazi ampi come quelli di una cattedrale, lunghi e insinuosi che a percorrerli impieghiamo una ventina di minuti, grazie alla sola luce della torcia di Mauri. Alla fine sbuchiamo davanti a un placido laghetto con anatroccoli! Su un lato, dei barcaioli sono in attesa di riportarci all'ingresso del tempio sulla loro lunga barchetta ricavata da un solo pezzo di legno. Così, lentamente, attraverso un placido paesaggio da sogno, solchiamo le acque immobili di una via d'acqua tra le risaie poi entriamo in una grotta bassissima e riemergiamo tra altre risaie e poco dopo siamo a destinazione. Unico suono quello di una specie di spaventapasseri fatto di due pezzi di bambù che cozzano tra di loro.

Visitiamo un monastero importante per aver ospitato il monaco che, con più fervore, si è opposto al Governo durate la Rivoluzione Zafferano del 2007, la cui salma, dopo la sua morte, è stata trafugata dai militari. Il monastero ha una forma bizzarra ed è ricavato attorno ad un'alta roccia in mezzo a un lago, meta di pellegrinaggio e luogo-simbolo dello Stato, oggi anche set ideale per fotografie folkloristiche.

Ultima tappa del nostro giro in moto un tempio in una grotta nei pressi di un altro laghetto. 'La vera ricchezza di questo paese è l'acqua' ha osservato Mauri, ed in effetti riso, verdure e pesce - alla base della cucina birmana - qui non possono certo scarseggiare.

Il tempio è doppio in quanto è formato da due grotte unite da una fila di statue di monaci lunga centinaia di metri che ci ha ricordato la linea bordeaux di stamattina lungo la strada: abbiamo concluso la nostra giornata in maniera circolare!





sabato 12 gennaio 2013

IN TRAGHETTO VERSO HPA-AN

Partiamo la mattina alle 8 in un gruppo di 7 su una specie di gondola a motore. Io ero comodissima visto che stavo seduta su un sedile d'automobile, Mauri un po' meno nonostante godesse di una visuale a 180 gradi sullo stupendo panorama che ci ha sfilato davanti per le tre ore di viaggio verso nord-est.
Fino a poco tempo fa era un traghetto statale a fare spola tra la città di Moulmain e quella du Hpa-An ma è subito stato sostituito da un servizio privato visto che gli stranieri gradivano molto salire e scendere il fiume piuttosto che coprire la distanza con i lentissimi autobus.
I villaggi sul fiume assomigliano molto a quelli dell'isola o a quelli visti lungo la ferrovia e la vita degli abitanti deve essere esattamente la stessa. Il paesaggio è piatto, solo nei pressi di Hpa-An si intravedono le montagne, ed è costellato da un numero incredibile di stupa dorati, ancora una volta a testimonianza dei rimedi celesti alla povertà della vita materiale.


venerdì 11 gennaio 2013

BILU KYU, ISOLA LABORIOSA

Siamo a Moulmein e noleggiamo uno scooter per girare la città che, soprattutto nelle sue strade più alte e tra le case più vecchie e le chiese del periodo coloniale, emana il fascino della lussurreggiante città che doveva essere ai tempi di Tony Blair, alias di George Orwell. Ho scoperto che lo scrittore del fantapolitico '1984' ha vissuto qui solo un anno, e nessuno ha saputo dirmi dove, mentre traccie certe della sua presenza si registrano a nord, nella città di KATHA dove ha vissuto più a lungo.
Abbandonate le ricerche di matrice letteraria, ci siamo spinti oltre il mare, imbarcandoci su un traghetto a doppio ponte, tipologia in via di estinzione, e, dopo un'abbondante ora di crociera, abbiamo raggiunto l'isola di BILU KYU, dove ci sono 62 villaggi ma non c'è una sola automobile. Il traghetto era affollatissimo di isolani che rientravano nelle loro case con ogni sorta di mercanzia!
Con lo scooter è stato davvero piacevole lasciare la strada principale di cemento e percorrere le polverose strade di terra rossa alla scoperta dei villaggi MON dell'isola, dediti soprattutto alla produzione della gomma, di elastici di gomma, di corda di cocco, di sedie e cesti di bambù e di frasche di foglie di palma per fare i tetti delle case. Sì, anche qui le case sono fatte prevalentemente di canne di bambù e di paglia, oppure di legno e solo rarissimamente di mattoni. Sulla stessa isola abbiamo visto cuocere i mattoni che, da blocchi di terra grigiastra, diventano rossi con il calore.
Mi fermo sotto le finestre di una scuola che per incanto si riempiono di faccini che sorridono, che salutano: 'meklabaa!'
Per deformazione professionale inizio a interrogare, prima il gruppo poi indicandoli individualmente ma non c'è verso: di inglese non sanno nemmeno una parola. Spiegandomi a gesti riesco a sapere che hanno 11-12 anni.
Altri bambini, meno fortunati, nelle case di fronte alla scuola, aiutano i genitori a lavorare le foglie di palma.
Una bambina fa il bucato sul fiume, e il suo sorriso è triste quando la fotografo.




giovedì 10 gennaio 2013

IN TRENO VERSO MOULMEIN

Il treno che porta a MOULMEIN, nello stato di MON, è a scartamento ridotto, ossia va pianissimo, tipo fa normalmente i 20-30 orari e quando è lanciato al massimo tocca sì e no i 50. Questo succede perchè i binari sono sconnessi e provocano dei movimenti fortemente ondulatori delle carrozze. Non potevamo credere ai nostri occhi quando la zaino di Mauri è caduto dal portabagagli! Ovviamente la cosa ci ha fatto ridere (perchè dentro allo zaino non c'era nulla di fragile) e insieme a noi hanno riso tutti!

Lo spettacolo che ci ha incollati al finestrino per le ben 6 ore che sono servite al treno per fare sì e no 200 km è stato dei più vergini che esistano al mondo. Un susseguirsi di villaggi fatti di palafitte di paglia dove uomini e donne sono impegnati in lavori nei campi di riso e di frumento o in lavori domestici mentre i bambini interrompono i loro giochi di palla per correre verso il treno in arrivo e salutare i passeggeri. Verso l'imbrunire le donne aiutano i loro figli a docciarsi con l'acqua raccolta in grandi tinozze e poi lavano loro stesse, gettandosi acqua sopra i vestini, incuranti degli occhi sconosciuti dei passeggeri del treno.
Con l'arrivo del buio le campagne si sono improvvisamente spente e solo in qualche casa si intravedeva un fuocherello forse per cucinare, o la debole fiamma di una lampada a petrolio, ultimo segno di vita di una giornata tramontata con il sole.


mercoledì 9 gennaio 2013

LA ROCCIA D'ORO - THE GOLDEN ROCK

Avendo prenotato il ritorno da Mandalay che si trova nel nord, decidiamo di andare a sud-est per cinque-sei giorni per poi tornare nella capitale e procedere verso nord lungo la costa ovest. Con un autobus decisamente costoso per i canoni a cui ci eravamo abituati in India (7000kyst=7€ a testa) arriviamo a KINPUN nelle 5 ore prestabilite per coprire circa 180km, viaggiando comodamente a velocità molto ridotta. Con noi molta gente locale e una coppia di inglesi di Londra. Ci sistemiamo in una squallida camera della SEA STAR guest house (quelle migliori erano già occupate) - dobbiamo imparare a prenotare - e la mattina dopo, prima dell'alba, saliamo sul cassone di un camion che in 45 minuti ci porta vicinissimo al tempio. Scopriamo dopo che agli stranieri non sarebbe permesso arrivare fino a qui perché l'ultimo tratto è giudicato troppo pericoloso e quindi sono obbligati a camminare lungo i 45 minuti di una ripida salita di cemento. In alternativa ci si può fare trasportare da tre, quattro uomini su una portantina per 8000 kiats (8euro). Noi, una volta saliti sul camion giusto, unici stranieri, abbiamo semplicemente pagato 1000 kiats in più del prezzo standard.

La GOLDEN ROCK rappresenta il tempio più amato dai birmani, secondo forse solo alla SHWEDAGON PAYA di Yangon, ed é costante meta di pellegrinaggio. Si tratta di un enorme sasso ricoperto di foglie d'oro che sta miracolosamente in bilico, la leggenda racconta, su un capello del Buddha collocato sullo stupa su cui è appoggiato. Sotto: il nulla. Una valle che, quando l'abbiamo vista noi, era avvolta nella nebbia e dava al masso una dimensione eterea.

E' stato divertente il viaggio in camion, soprattutto quello dell'andata (al ritorno abbiamo percorso il primo tratto a piedi, come tutti): sembrava di essere sulle montagne russe! Eravamo in 36 seduti uno accanto all'altro che ci sorreggevamo a vicenda, urlando e ridendo ad ogni ripida discesa! Per strada nessun altro veicolo a parte i numerosi camion stracolmi di pellegrini. Al ritorno, sul camion, eravamo in compagnia di due italiani di Roma: lui fotografo e lei medico psichiatra. Abbiamo parlato delle prossime elezioni politiche e del disgusto che si prova parlando della politica italiana. E della fine che non si capisce facciano i soldi che lo Stato stanzia per gli ospedali romani, che sono tantissimi (i soldi), mentre lo stato degli edifici pubblici è spesso fatiscente.

Nel pomeriggio abbiamo avuto la grande idea di preferire il treno al collaudato pullman per continuare il nostro viaggio a sud fino a MOULMEIN, città da cui il mio amatissimo George Orwell ha scritto 'Burmese Days' quando era in Birmania (Burma) come sottotenente dell'esercito inglese. Esperienza che gli cambiò la vita.




martedì 8 gennaio 2013

MODERNA YANGON

Dall'aeroporto hi-tech di Yangon fatto di marmo-vetro e acciaio e di negozi sfavillanti, siamo arrivati in centro città in taxi, condividendo la spesa di ben 12 dollari con una coppia di francesi. Una signora super informata, accanita lettrice di trip advisor, ci ha persuasi a cambiare i soldi in aeroporto dicendo che si ottiene il miglior cambio possibile. Peccato che non sia così, visto che abbiamo cambiato 500$! Sì, il mercato nero esiste ancora, a dispetto degli sforzi del governo! Infatti, subito dopo il nostro arrivo in città siamo stati avvicinati da numerosi uomini che per 1$ ci hanno offerto 950kyat anziché 850k.
Siamo stati più fortunati con l'hotel visto che al primo tentativo abbiamo trovato una camera decente, con finestra e bagno in camera, per 18$. Unico inconveniente: quarto piano senza ascensore!
La vista sul tempio di Sule Paya che si gode dalla sala della colazione (inclusa nel prezzo!) ci ha ricompensato della fatica fatta a salire con gli zaini! Entusiasti, siamo usciti immediatamente per sbirciare i dintorni e ci siamo imbattuti subito in un internet caffé da dove abbiamo potuto comunicare con casa. Poi, dopo aver girovagato un po' tra le bancarelle di cibo del quartiere indiano e cinese, siamo tornati sui nostri passi e abbiamo cenato, seduti su uno sgabello, sul marciapiede davanti al nostro hotel. Una ragazza ci ha preparato con molta cura una specie di crèpe con verdure e spezie: da leccarsi i baffi! Ne abbiamo divorate due a testa poi ci siamo spostati di pochi metri dove, su un altro sgabello nello stesso marciapiede, ci siamo scolati un bicchierone di ottima birra MYANMAR in compagnia di un coppia di giovani finlandesi.
Prima di ritirarci nella nostra stanza abbiamo trascorso una mezzoretta dentro il Sule Paya, godendo dello splendore dorato del suo stupa e della pace del tempio.

Oggi abbiamo passeggiato per la città seguendo l'itinerario consigliato dalla Lonely, abbiamo fatto qualche acquisto poi, prima del tramonto, con un autobus locale (a dispetto della guida che ci vorrebbe sempre sul taxi) ci siamo recati in visita all'incredibile tempio buddhista di Shwedagon dove abbiamo trascorso ben tre ore, incontrandovi dapprima Riccardo, un italiano di Framura conosciuto il giorno prima, e poi Micha, un giovane olandese conosciuto a Bangkok.
Lo stupa buddhista risplende in tutta la sua dorata magnificenza sotto i raggi del sole più caldo e al tramonto assume altre incredibili tonalità. Due enormi 'chinthe' (leoni con la testa di grifone) sorvegliano l'ingresso principale che introduce ad un'alta scalinata interna, delimitata ai lati da lunghi coccodrilli, che porta allo stupa centrale, alto quasi 100m., circondato da numerosi altri stupa, pagode e buddha.
E' bello camminare a piedi scalzi sul pavimento di marmo tra queste meraviglie e accogliere l'invito di qualche birmano che vuole insegnarti il loro rito. Per esempio, senza chiedermi il perché, raccogliendo dell'acqua da una fontana con una scodella, ho dapprima lavato un elefante, poi un piccolo buddha ed infine un buddha grande.
Con un autobus siamo tornati verso il centro che faceva già buio e ci siamo ricongiunti ai francesi davanti alla bancarella di crèpe vegetariane. Dopo aver prenotato il volo di ritorno da Mandalay a Bangkok per il 3 di febbraio - data di scadenza del nostro visto - presso un economicissimo internet point sulla circonferenza della pagoda, ci siamo bevuti una birra e siamo stati pronti per una bella dormita.





lunedì 7 gennaio 2013

CONSIGLI PRATICI PER UN VIAGGIO IN INDIA

PRIMA DI PARTIRE: 10 consigli utili.

- VESTITI non portate vestiti di ricambio ma comprate pantaloni, maglie e abiti sul posto! potrete così fare shopping senza appesantire lo zaino e appagare il naturale desiderio di integrarvi nella realtá locale.

- ZANZARE Pericolo malaria: occorre proteggersi dalle punture di zanzare ma non portate repellenti dall'Italia perchè ovunque in India troverete gli ottimi prodotti della OMODOS, quasi totalmente naturali, profumati e super efficaci! Occorre acquistare senza dubbio la CREMA, adatta anche per il viso e per i BAMBINI. Lo spray meglio comprarlo ma non fa barriera come la crema. Per gli ambienti è efficace lil liquido per macchinette elettriche, di varie marche. Tutto reperibile ovunque a prezzi irrisori.
Molto utile ci è stata la ZANZARIERA portata da casa di cui le camere sono spesso sprovviste. Occorre studiare un po' come montarle...

- SHAMPO, BAGNOSCHIUMA, CREME ecc. Non portate creme, saponi, shampo, dentifricio ma comprateli in loco. I prodotti dell' HIMALAYA sono fantastici, ayurvedici (naturali) e costano poco. É consigliabile anzi farne una scorta da portare a casa! Ottima idea regalo.

- LETTO portare le federe per i cuscini vi farà sentire più a vostro agio. L'ideale sarebbe portarsi anche le lenzuola, ma il peso diventa un intralcio. Un sacco a pelo leggero è l'ideale!

- BUCATO portate una corda per stendere il bucato (e un po' di mollette) che vi può servire anche per appenderci la zanzariera.

- non dimenticate l'amuchina per i sanitari e una spugnetta per dare una pulitina al bagno. L'amuchina x le mani si trova sul posto.

- PASSAPORTO portare un tot di fotocopie passaporto + visto, risparmierete tempo durante il check in in hotel.

- FOTO portatevi un set di foto tessera, utili in varie occasioni, tipo se vorrete acquistate una sim locale. Se no le potete fare qui in una città.

- INTERNET SIM CARD. Se state almeno 2 settimane e avete un iphone o altro telefono che viaggia in 3G, vi conviene acquistare una sim locale vodaphone (10rupie=0,15€) + un pacchetto 1GB valido un mese (sulle 200rupie=3€). Se finite il GB, potrete ricomprarne un altro, badate però di ricordare bene quanto avete pagato per quel 'package'. I prezzi variano da stato a stato (anche di 1 sola rupia) e se sbagliate l'importo non si attiva il pacchetto! Aggiungendo un po' di soldi A PARTE potete anche telefonare. Attenzione però: mentre internet funziona benissimo (soprattutto con copertura 3G), non sempre si riesce a fare telefonate.

- TELEFONARE A CASA da un telefono pubblico costa pochissimo. Ho paganto anche 17 rupie (0,20 €) per 5 minuti! Il massimo che mi sono sentita chiedere è stato 25rupie al minuto.

domenica 6 gennaio 2013

ENJOYING BANGKOK

Trascorriamo le giornate dedicate al relax su e giù per i traghetti e per gli autobus che collegano Kao San Road con i quartieri avveniristici di Siam o Lumphini e ci deliziamo alla vista di paesaggi da film fantascientifici, specie di sera quando le luci colorate aggiungono un ulteriore tocco di magia. Visitiamo rapidamente il MBK, il centro commerciale che tutti ci hanno consigliato per qualsiasi tipo di acquisto, e ci tratteniamo a lungo al Bangkok Art and Culture Centre, dove l'arte contemporanea locale, con mezzi simili a quella occidentale (installazioni, foto, commistioni di materiali anche di recupero) si amalgama con la tradizionale iconografia buddhista.

Durante le precedenti visite alla città, ci siamo dedicati soprattutto alla scoperta della città vecchia che offre templi di incomparabile bellezza e originalitâ con tetti che sembrano decorati con lo zucchero e buddha d'oro e di smeraldo, seduti, in piedi o sdraiati. Per esempio il Wat Po - famoso anche per la scuola di massaggio thailandese - consta di un edificio lungo una 50ina di metri atto a contenere un buddha sdraiato a sua volta lungo una 50ina di metri, con la punta dei giganteschi piedi che quasi toccano il soffitto!

Il nostro hotel LUMPHU HOUSE gode di una posizione ottima, appena fuori dal caos di Kao San Rd, in un giardino interno dove regna una gran pace. Pace che interrompiamo spesso per incursioni nel mondo fuori che pullola di viaggiatori di tutto il mondo, giovani fuori e giovani dentro, che si bevono una birra in un bar rigorosamente wifi o assaggiano tutte le delizie del palato possibili, con prevalenza di delicatessen asiatiche (tipo gli spiedini di scorpioni giganti che vedrete nella foto!). Ci sono poi i viaggiatori che approfittano dei prezzi convenienti e si fanno (finalmente anche loro) coccolare
con massaggi al corpo, ai piedi; con maschere al viso, wax, peeling, tatuaggi, hair extension: tutto quello che vi viene in mente qui c'è e si fa in vetrina, senza privacy!

Anche io e Mauri abbiamo approfittato di un buon massaggio ma ci siamo recati in uno studio vero e proprio, lontano da qui, spendendo i soliti meritatissimi 200 bath (5€) per un'ora di massaggio thai a corpo, piedi e viso.

Stasera, ultima sera a Bangkok, volevamo festeggiare con un aperitivo in uno dei tanti ristoranti da favola sul roof di un grattacielo. Avevamo scelto la cupola dorata del SIROCCO, ed eravamo psicologicamente pronti a investire 700/800 bath in 2 birre (10volte il loro prezzo) quando sono stata fermata all'ingresso del pomposo edificio: 'sorry, your flip-flop do not conform to our dressing code!'
Niente da fare, non ci hanno fatto entrare: le mie infradito non sono piaciute, ormai se la tirano anche qui come i conformisti della vecchia Europa!
Già mi manca l'India?





venerdì 4 gennaio 2013

BANGKOK ME ENCANTA!

Che meraviglia questa città che ha saputo unire presente e passato così naturalmente! È la quinta volta che vengo a Bangkok e ogni volta rimango a bocca aperta davanti ai suoi templi ingioiellati (che ospitano giganteschi Buddha dorati) lungo le vie d'acqua del fiume navigabile della città vecchia, così come mi incanto davanti agli avveniristici grattacieli di Siam e Lumbini, percorsi da strade di treni aerei!
Trascorrerei volentieri un paio d'anni in questa città, magari in una bella casa sul fiume (qui con gli euro si fanno miracoli!) ma dovrò aspettare ancora un po' prima di poter realizzare questo sogno!

Siamo arrivati a Bangkok alle tre di notte con un aereo nuovo di zecca dell'AirAsia, giustamente accreditata come miglior compagnia low-cost del mondo (un biglietto di 3.30 di volo ci è costato €90) e abbiamo continuato a dormire stesi sulle comode poltroncine di una delle tante sale d'attesa dell'aeroporto Don Muang con gli zaini sul trolly accanto a noi e le nostre cose importanti sotto la testa! Ci siamo svegliati che erano le otto e, dopo una rinfrescatina in bagno, siamo saliti sul primo autobus per la città fino alla stazione dello sky-train da dove siamo volati all'ambasciata del Myanmar (leggi Birmania). Richiedere il visto è stato facile e molto veloce: se si arriva entro le 12.00 si riesce ad averlo nel pomeriggio, al costo di 30euro.
Ci siamo poi diretti verso la città vecchia, preferendo un romantico giro in battello al tuk-tuk. Infatti, risalire il fiume significa anche poter ammirare i templi più belli, tra cui il Wat Po, il fantastico Grand Palace e il Temple of the Dawn che si affacciano sull'acqua. Scendiamo al Pier 13 dove, stretti attorno alla mitica Kao San Road, stanno le sistemazioni più economiche della città. Troviamo miracolosamente posto alla LAMPHU HOUSE, indicata dalla Lonely Planet cone 'top guesthouse', e concludiamo la giornata con una meritatissima cenetta di pesce!







martedì 1 gennaio 2013

I TEMPLI DI MAHABALIPURAM

Gli ultimi giorni del 2012 li abbiamo trascorsi sul mare, tra i favolosi templi patrimonio dell'umanità di Mahabalipuram. La cittadina è molto turistica in quanto è strapiena di ristoranti e di negozietti che vendono tutti le stesse robe indiane, che vanno dai vestiti all'argento agli elefantini di legno o di pietra. Molti commercianti provengono dalle montagne del Kashmir e vengono fin qui nella speranza di guadagnare qualcosa dai turisti che, almeno durante le vacanze di Natale, sperano di vedere giungere in gran forza. Purtroppo quest'anno è un anno di vacche magre, le camere dei numerosi hotel sono semi-deserte e i pochi stranieri che si vedono in giro sono con lo zaino in spalla - piuttosto che con un trolly al seguito - il che è in genere indice di pochi soldi da spendere in souvenir!
Abbiamo trovato una camera nuova di zecca e il letto ha addirittura un materasso alto come quelli di casa e siamo a 10 metri dal mare! Peccato che la spiaggia non sia proprio ben tenuta e che serva soprattutto alle barche e alle reti dei pescatori. L'acqua del mare poi non è esattamente invitante e spesso le onde sono cariche di borsine e bottiglie di plastica. Ciononostante, è bello passeggiare qui sotto sera e fare foto ai pescatori o fare due chiacchiere con i finti orfani che cercano un po' della tua pietà per cercare di venderti delle orrende collane. Si tratta di intere famiglie di gipsy bellissimi e neri come il carbone che, come i commercianti del Kashmir, emigrano dal loro paese, il Gujarat in questo caso, per venire a mendicare su queste spiaggie.

Abbiamo conosciuto una giovane e bella famiglia di Bologna, Alice e Alessandro con le due bambine, con cui abbiamo concluso il 2012 e iniziato il 2013 con piacevoli chiacchiere cultural-religiose. Alice infatti è nata a Varanasi da un padre grande esperto di tantrismo, che ancora vive lì, e lei stessa, un po' per riflesso un po' per passione, la sa lunga su dei e riti induisti. Ci ha raccontato che suo padre andava in giro per i villaggi dell'Himalaia ad investigare sulle abitudini religiose dei locali, prendendo nota degli dei venerati, studiandone i riti e facendo poi in modo che nessuno di essi cadesse nel dimenticatoio. Questo padre con una lunga barba bianca che ancora vive a Varanasi, scrive libri su libri sull'argomento ed è anche un noto suonatore di sitar!

Avevamo appena salutato i bolognesi con la promessa di rivederci in Italia quando abbiamo incontrato Faustine e Elène, due giovani parigine già conosciute ad Auroville, con le quali abbiamo pranzato sul mare prima di partire per l'aeroporto di Chennai, destinazione Bangkok.
Si conclude così, dopo più di 2 mesi, il nostro viaggio in India, prima parte del nostro lungo giro per l'Asia.