A Koh Muk si sta proprio bene! Oltre ad avere due belle spiagge e un bel mare, questa piccola isola ospita una comunità di socievoli mussulmani le cui donne non portano veli e il cui muezzin sbraita sottovoce. Il villaggio si trova all'estremità opposta alla 'Charlie's Beach', così chiamata per la resort che ne occupa la granparte. Ed è simpatico camminare per un km e mezzo, attraversare la giungla che separa il paese dalla nostra spiaggia e osservare la natura ancora quasi incontaminata e ricca di piante e fiori esotici così come di insetti e lucertoloni tropicali. Anche qui si vedono pezze di gomma stese al sole tra gli alberi della gomma, le palme, i banani e le mangrovie e, tra foglie lunghe e nette, riconosco quegli strani fiori rossi che sono solita comprare all'IKEA per adornare la mia casa di Reggio. Ci sono sterlizie in grande quantità ma forse non ancora in stagione poiché piccole, come non del tutto sbocciate. Il villaggio ha qualche negozietto e piccoli barettini dove fermarsi per un frullato di mango o di ananas e anche per un caffé e due o tre ristorantini. Anche qui come in tutto il sud-est asiatico si può mangiare a tutte le ore del giorno in quanto il menu asiatico prevede riso e curry fin dalle prime ore del mattino! Noi continuamo a mangiare uova e pane toastato con burro e marmellata a colazione e in genere consumiamo un pranzo leggero a base di frutta o riso. La sera invece scegliamo bene dove e come mangiare. Nella nostra resort cucinano bene il bbq di pesce e io difficilmente ci rinuncio. Mauri preferisce la carne e i piatti thailandesi. Il ristorante migliore per questo cibo è, non solo secondo noi, quello dell'HAD FARANG RESORT, dove ieri sera abbiamo mangiato, come antipasto, una deliziosa piccantissima papaya salad. Io ho poi continuato con una mousse di pesce e lime in foglia di banano e Mauri con del pollo in curry di patate e anacardi, Birra e coca: 380bath, quasi 10€. Sì, questo è un ristorante particolarmente economico secondo i prezzi vigenti nella Thailandia di oggi, alta stagione.
Il 29/10/2012 Katia e Maurizio partono per un viaggio lungo 6 mesi prevalentemente in Asia. INDIA: dal Rajasthan a tappe fino al Tamil Nadu. Poi da Bangkok ripartono per un mese in BIRMANIA e poi tornano sulle isole della THAILANDIA. Dopo una settimana in MALAYSIA tra George Town e Quala Lumpur, volano in Australia dove trascorrono un mese da zii e cugini. Il viaggio termina con un'esperienza in camper nel cuore del continente. IL BLOG È STATO GESTITO INTERAMENTE DA IPHONE.
mercoledì 20 febbraio 2013
lunedì 18 febbraio 2013
ARRIVO A KOH MUK
Koh Lanta è un'isola molto apprezzata dai turisti. Ha una discreta vita notturna, con party ogni sera in un locale diverso a seconda del giorno della settimana. Anche la zona del porto sembra costruita ad uso e consumo dei turisti e la gente locale non si capisce bene dove risieda. Pare sia stata scelta dagli scandinavi come luogo dove acquistare la casa delle vacanze dopo essere stata decretata - da tecnici assunti da loro stessi - l'isola più al riparo da possibili altri tsunami.
È ubicata in un punto strategico del mare Andamano, poco lontana dalla terraferma e ben collegata sia alle isole del nord, tipo Puket e Phi Phi, che a quelle del sud: le Trung Islands, Koh Lipe e giù fino a Langawi, Malasia.
Quest'ultima isola vorrebbe essere il nostro obiettivo di fine mese prima di raggiungere Kuala Lampur per volare poi sulla Gold Coast australiana. Purtroppo il tempo atmosferico condiziona un poco le nostre scelte, già limitate dalla scarsa recettibilità degli hotel e dai tempi e costi degli spostamenti. Per esempio un viaggio da Koh Lanta a Koh Lipe (5ore) costa quanto il viaggio da koh Muk a koh Lipe (2.30 ore): 1400/1500 bath, quasi 40€.
Decidiamo di andare comunque a KOH MUK o MOOK, anche perché non abbiamo voglia di farci 5 ore di nave che sappiamo già saranno almeno 6 o 7. Spendiamo 650 bath, a cui ne aggiungiamo altri 50 per poter essere trasferiti sull'isola tramite una long tail che ci viene a prendere in mezzo al mare. Ma è tutto facile e tutto bello!
Approdiamo proprio davanti alla resort in cui, poco prima di partire, dopo vari tentativi, abbiamo trovato posto per 800 bath, 20€.
Si tratta del SAWADDEE RESORT, che ci mette a disposizione un basico ma confortevole bungalow front sea: la posizione è spettacolare! Acque smeraldine a pochi metri dalle nostre orecchie e giungla sulle colline alle nostre spalle. Ci hanno invitato a non lasciare nulla fuori sulla nostra veranda perché di notte le scimmie vengono alla ricerca di cibo!
L'impatto con l'isola è così buono che prenotiamo la stanza per i prossimi 4 giorni. Dopo un bel bagno ristoratore facciamo conoscenza con i nostri vicini di bungalows: tutti inglesi in pensione, abitués dell'isola! Ce ne descrivono le bellezze e le possibili vie per esplorarla e comprendiamo velocemente che anche qui non riusciremo a rimanere incollati alla sabbia!
domenica 17 febbraio 2013
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO!
Mi piace molto ricevere commenti al mio blog ma noto che chi mi segue me lo fa sapere tramite altri mezzi tipo facebook o mail. Credo che sia perché lasciare commenti direttamente sul blog è DIFFICILE. Luca ci riesce ma è un informatico. Mia sorella idem. Il fratello di Mauri non lo è ma c'è riuscito! IO STESSA NON RIESCO A RISPONDERE AI COMMENTI! Chiedo scusa a tutti e a MAO in particolare a cui colgo l'occasione per rispondere ora. Ciao Mao, ci conosciamo?
Il nome spirituale credo che uno lo scelga in base al viaggio 'spirituale' 'personale' che si fa... Entrata nell'ashram io avevo deciso che non era ancora tempo di abdicare a me stessa poi una mattina ho trovato un tappetino yoga davanti al mio letto: proprio ciò di cui avevo urgente bisogno! La mia vicina di letto o lo aveva dimenticato partendo o ha voluto farmene regalo. Aprendolo ho trovato il suo nome scritto sopra: MAYA e ho pensato che avrebbe potuto essere anche il mio nome, per omaggiare lei e perché sono sempre stata molto affascinata dal filosofico velo di Maya. Ma non mi sono mai presentata cosi a nessuno. Non mi sento ancora Maya!
Spero di aver soddisfatto la tua curiosità! La prox volta è meglio che mi scrivi su facebook oppure a ku01@hotmail.it
Ciao a tutti
Katia
Il nome spirituale credo che uno lo scelga in base al viaggio 'spirituale' 'personale' che si fa... Entrata nell'ashram io avevo deciso che non era ancora tempo di abdicare a me stessa poi una mattina ho trovato un tappetino yoga davanti al mio letto: proprio ciò di cui avevo urgente bisogno! La mia vicina di letto o lo aveva dimenticato partendo o ha voluto farmene regalo. Aprendolo ho trovato il suo nome scritto sopra: MAYA e ho pensato che avrebbe potuto essere anche il mio nome, per omaggiare lei e perché sono sempre stata molto affascinata dal filosofico velo di Maya. Ma non mi sono mai presentata cosi a nessuno. Non mi sento ancora Maya!
Spero di aver soddisfatto la tua curiosità! La prox volta è meglio che mi scrivi su facebook oppure a ku01@hotmail.it
Ciao a tutti
Katia
venerdì 15 febbraio 2013
KOH LANTA
Partiamo da Khao Lak con l'intenzione di andare in un'isola della baia di AO PHA-NGHA ma lungo il percorso cambiamo repentinamente idea dopo aver ricevuto una mail poco chiara dalla guesthouse che avevamo prenotato. Le troppe difficoltà forse ci segnalano che non dobbiamo insistere. Giunti alla stazione dei bus di Pha-ngha Town a bordo di un comodissimo taxi pubblico che ci ha caricati per strada (90 bath), decidiamo perciò di partire alla volta di Krabi e da lì, dopo un paio d'ore di auto-van (150Bath) che si imbarca anche sul traghetto, approdiamo a KOH LANTA, isola di discrete proporzioni, ben attrazzata per il turismo dove speriamo di trovare una camera per dormire, magari un bungalows sulla spiaggia! Finisce che la prima notte dormiamo in un decoroso bungalow in muratura lungo la strada principale ma, muniti di motorino, individuiamo il luogo dove ci trasferiremo dopo: il SEAPEARL LANTA COTTAGES, con graziosi bungalows di legno e paglia sulla spiaggia e un buon e bel ristorante front sea (800bath). È qui che il 15 febbraio ho festeggiato il mio compleanno, facendomi coccolare dalla massaggiatrice della spiaggia, dalle onde e da... Mauri! La sera ci siamo trovati con Silvana e Evasio per una piacevole cenetta a lume di candela. La vacanza continua!
giovedì 14 febbraio 2013
VIAGGIATORI
Dopo aver tracciato quelle che secondo me sono le due principali tipologie di 'visitatori' - in TURISTI PER CASO - mi viene da fare delle considerazioni sulla varietà della fauna dei viaggiatori che si incrociano in giro per il mondo. Sono infatti riconducibili a diverse tipologie o a un mix delle stesse. Alcuni viaggiatori misurano se stessi e gli altri sulla base del numero dei paesi visitati, come Paul, l'amico inglese, che ha al suo attivo qualcosa come 50 stati e parlava di altri suoi conoscenti con riferimento al numero di stati da loro visitati. Non molto diversi, forse, sono coloro che collezionano i timbri sul passaporto e che adorano i visti perché sono grandi e colorati, occupano un'intera pagina e rendono il passaporto piú interessante. Ne ho conosciuto uno anni fa in America Centrale, anche lui inglese, che ammetteva tranquillamente di essersi dato come obiettivo di terminare tutte le pagine del passaporto e per questo cercava di passare piú frontiere possibili. Questi viaggiatori, che sono spesso giovani, collezionano le bandierine adesive degli stati visitati appiccicate sullo zaino e su una parete di casa hanno una mappa geografica del mondo dove ostentano con orgoglio le mete dei loro viaggi. Costoro, ovviamente, vanno velocissimi, rarissimamente tornano nello stesso stato e naturalmente dopo qualche mese già non ricordano il nome dei luoghi visitati, e dopo pochi anni non sanno nemmeno più cosa vi hanno visto. Ma l'emozione suscitata dai viaggi, quella rimane e mette radici profonde.
Ci sono viaggiatori che visitano un paese per volta e ci tornano e ritornano per anni consecutivi, fino ad esserne sazi e poter passare ad una nuova pietanza. Io mi sono innamorata in questo modo tre volte: Londra, il Marocco e il sud-est asiatico. Ma quest'ultimo è un amore piú... aperto e probabilmente con questo viaggio mi sazio per un po' (l'India però è altra storia).
Ci sono viaggiatori che viaggiano per portare indietro cimeli da riempire la casa con tracce dei loro ricordi; altri non acquistano nulla e non fanno nemmeno foto perché "le esperienze si fanno dentro e i loro ricordi scaldano l'anima", mi diceva una spagnola sul treno per Mandalay.
Ci sono viaggiatori che stanno in giro per anni senza tornare a casa - come un brasiliano incontrato in Grecia o un argentino trovato in India - mantenendosi con la produzione e vendita di piccoli prodotti di artigianato. Ci sono gli anglosassoni e gli israeliani che, prima o dopo l'Università, fanno un anno in giro per il mondo con una lunga sosta in un qualche paese per rimpinguire le tasche con qualche lavoretto stagionale (tipo la raccolta dei pomodori in Australia).
Ci sono i pensionati francesi e tedeschi che girano il mondo in modo rilassato per i lunghi mesi invernali o per anni consecutivi. Per esempio, i viaggiatori francesi IN CAMPER di Khao Lak hanno attraversato con il loro proprio mezzo Siberia, Mongolia, Cina, Nepal, Laos e Cambodia prima di entrare in Thailandia, impiegando 6 mesi. Abbiamo incontrato anche una rarissima coppia di italiani neo-pensionati, Evasio e Silvana, che sono in giro da ottobre come noi e come noi hanno fatto l'India e faranno la Birmania. Sono di Milano e lei, Silvana, è un'ex insegnante di Chimica. Hanno dalla loro lo spirito e le energie di due ventenni (di una volta!) e la conoscenza della lingua inglese, sconosciuta alla stragrande maggioranza degli italiani adulti ma indispensabile per viaggiare!
Ci sono viaggiatori che grazie a un viaggio cambiano dentro, altri che durante il viaggio cambiano anche fuori! Questo fenomeno era particolarmente visibile in India e mi piaceva definirlo come 'la metamorfosi del viaggiatore'.
Difficile non essere coinvolti, direi 'travolti', dall'India! In genere durante il primo mese si va poco a poco adeguando il proprio abbigliamento ai costumi locali e piano piano ci si sbarrazza di tutti i caratteri distintivi dell'occidente sostituendo anche il marsupio e lo zainetto con le borse di tela indiana. Poi si preferiscono sandali o ciabatte dell'artigianato locale alle scarpe sportive o alle flip-flop portate da casa. E' una sorta di depurazione. Dopo un paio di mesi si è pronti per il salto finale: la sostituzione del proprio nome con un nome indiano! Molti stranieri (anche italiani) incontrati in India si sono presentati a noi con un nome indiano (Adanta, Gopala, Maya vanno molto!) e forse tutto inizia negli ashram dove nelle carte di registrazione, oltre al nome anagrafico, viene richiesto 'il nome spirituale'.
Mentre oserei dire che tutti i viaggiatori subiscono il fascino indiano, la Birmania non risulta altrettanto coinvolgente. Solo qualche giovane francese e svizzero abbiamo notato indossare il longy (la gonna maschile) e uno dei cappelli di paglia e bambù della tradizione. Ma che eleganza! É vero che il tempo di permanenza in Birmania è per tutti limitato ai 28 giorni del visto ma è altrettanto vero che i birmani per primi hanno abdicato alla tradizione a favore della moda occidentale (pur essendo un orribile made in china a prezzi poco convenienti).
In Thailandia invece torna la voglia di essere occidentali sia perché loro si vestono come noi sia perché l'abbigliamento made in Thai di questi ultimi anni non ha nulla di creativo. Indossando il mio bel taftano indiano, comprato per festeggiare l'ultimo dell'anno a MAMALAPHURAM, mi sentivo decisamente fuori luogo in Kao San Road!
Ci sono viaggiatori che visitano un paese per volta e ci tornano e ritornano per anni consecutivi, fino ad esserne sazi e poter passare ad una nuova pietanza. Io mi sono innamorata in questo modo tre volte: Londra, il Marocco e il sud-est asiatico. Ma quest'ultimo è un amore piú... aperto e probabilmente con questo viaggio mi sazio per un po' (l'India però è altra storia).
Ci sono viaggiatori che viaggiano per portare indietro cimeli da riempire la casa con tracce dei loro ricordi; altri non acquistano nulla e non fanno nemmeno foto perché "le esperienze si fanno dentro e i loro ricordi scaldano l'anima", mi diceva una spagnola sul treno per Mandalay.
Ci sono viaggiatori che stanno in giro per anni senza tornare a casa - come un brasiliano incontrato in Grecia o un argentino trovato in India - mantenendosi con la produzione e vendita di piccoli prodotti di artigianato. Ci sono gli anglosassoni e gli israeliani che, prima o dopo l'Università, fanno un anno in giro per il mondo con una lunga sosta in un qualche paese per rimpinguire le tasche con qualche lavoretto stagionale (tipo la raccolta dei pomodori in Australia).
Ci sono i pensionati francesi e tedeschi che girano il mondo in modo rilassato per i lunghi mesi invernali o per anni consecutivi. Per esempio, i viaggiatori francesi IN CAMPER di Khao Lak hanno attraversato con il loro proprio mezzo Siberia, Mongolia, Cina, Nepal, Laos e Cambodia prima di entrare in Thailandia, impiegando 6 mesi. Abbiamo incontrato anche una rarissima coppia di italiani neo-pensionati, Evasio e Silvana, che sono in giro da ottobre come noi e come noi hanno fatto l'India e faranno la Birmania. Sono di Milano e lei, Silvana, è un'ex insegnante di Chimica. Hanno dalla loro lo spirito e le energie di due ventenni (di una volta!) e la conoscenza della lingua inglese, sconosciuta alla stragrande maggioranza degli italiani adulti ma indispensabile per viaggiare!
Ci sono viaggiatori che grazie a un viaggio cambiano dentro, altri che durante il viaggio cambiano anche fuori! Questo fenomeno era particolarmente visibile in India e mi piaceva definirlo come 'la metamorfosi del viaggiatore'.
Difficile non essere coinvolti, direi 'travolti', dall'India! In genere durante il primo mese si va poco a poco adeguando il proprio abbigliamento ai costumi locali e piano piano ci si sbarrazza di tutti i caratteri distintivi dell'occidente sostituendo anche il marsupio e lo zainetto con le borse di tela indiana. Poi si preferiscono sandali o ciabatte dell'artigianato locale alle scarpe sportive o alle flip-flop portate da casa. E' una sorta di depurazione. Dopo un paio di mesi si è pronti per il salto finale: la sostituzione del proprio nome con un nome indiano! Molti stranieri (anche italiani) incontrati in India si sono presentati a noi con un nome indiano (Adanta, Gopala, Maya vanno molto!) e forse tutto inizia negli ashram dove nelle carte di registrazione, oltre al nome anagrafico, viene richiesto 'il nome spirituale'.
Mentre oserei dire che tutti i viaggiatori subiscono il fascino indiano, la Birmania non risulta altrettanto coinvolgente. Solo qualche giovane francese e svizzero abbiamo notato indossare il longy (la gonna maschile) e uno dei cappelli di paglia e bambù della tradizione. Ma che eleganza! É vero che il tempo di permanenza in Birmania è per tutti limitato ai 28 giorni del visto ma è altrettanto vero che i birmani per primi hanno abdicato alla tradizione a favore della moda occidentale (pur essendo un orribile made in china a prezzi poco convenienti).
In Thailandia invece torna la voglia di essere occidentali sia perché loro si vestono come noi sia perché l'abbigliamento made in Thai di questi ultimi anni non ha nulla di creativo. Indossando il mio bel taftano indiano, comprato per festeggiare l'ultimo dell'anno a MAMALAPHURAM, mi sentivo decisamente fuori luogo in Kao San Road!
mercoledì 13 febbraio 2013
TSUNAMI MEMORIAL - 8 ANNI DOPO
Khau Lak, 60km a nord di Puket, é stato uno dei posti della costa thailandese più colpiti dallo Tsunami del 16 dicembre 2004 che ha fatto ufficialmente 4000 vittime ma ufficiosamente si dice 10000, a causa della presenza di un folto gruppo di popolazione birmana 'non censita'. Lungo la costa sono presenti pali alti un metro con sopra scritto il numero di metri in altezza che le onde anomale hanno raggiunto in quel preciso punto: due, cinque, dieci metri. Si ritiene che la folta vegetazione, pur essendo stata distrutta, abbia attenuato l'irruenza delle onde e un programma di ripiantumazione è stato prontamente attivato: oggi la costa appare già piacevolmente ombreggiata. Strategie di allerta in caso di nuovo rischio sono state attivate e diversi cartelli disseminati lungo la costa informano i turisti sul comportamento da tenere in caso di perocolo. Un sistema di prevenzione è stato messo a punto e megafoni sono stati disposti ovunque e l'anno scorso, in occasione del terremoto avvenuto nell'isola di Sumatra, hanno funzionato allertando la popolazione affinché potesse correre al sicuro 2 ore prima del verificarsi del cataclisma.
Abbiamo visitato lo TSUNAMI MEMORIAL che è in fase di costruzione attorno al luogo in cui è stata spinta la nave 813 della polizia, che stazionava a 2miglia dalla costa. Il relitto é stato lasciato dove l'onda anomala lo aveva spinto: ai piedi della giungla a un chilometro dalla costa.
Il museo sará molto grande e avrà lo scopo di ricordare le persone scomparse e quei momenti tremendi che hanno traumatizzato e impietosito il mondo.
martedì 12 febbraio 2013
TURISTI PER CASO
Le spiaggie di KHAU LAK sono bellissime! Il verde alle spalle della spiaggia è giungla intricatissima attraverso la quale l'uomo è riuscito a ricavare strisce d'asfalto o di terra rossa lungo le quali ha disposto le proprie case e città. Non mi stancherei mai di ripetere quanto è bella la Thailandia, ovunque la si guardi. Questa zona in particolare, attrezzata per il turismo come la nostra costa adriatica, è meta prescelta dagli scandinavi, abbiamo persino visto un ristorante che si spaccia per tale e altri con nomi vichinghi! Non mancano però i turisti di giornata e quelli sono per lo più russi che arrivano da Puket in mini-van. E ci sono pure dei viaggiatori francesi, in camper!
Qui, come non altrove, si fa netta la differenza tra viaggiatore e turista. Il viaggiatore non ha programmi troppo definiti e non sa quando il suo viaggio terminerà. Sta in giro a lungo e non sa cosa sta cercando ma è alla ricerca di qualcosa. Il turista ha le idee chiare, ha poco tempo a disposizione e si è organizzato bene per sfruttarlo al massimo. Quasi sempre si avvale dell'ausilio di agenzie di viaggio del proprio paese o acquista pacchetti confezionati da agenzie locali. Non bada a spese per appagare il proprio desiderio di stare bene, di non stressarsi. Il viaggiatore, al contrario ha molto tempo a disposizione ma un budget giornaliero limitato e il lungo viaggiare, lo spostarsi costantemente da un luogo all'altro, da una camera di hotel all'altra, lo rendono spesso fisicamente affaticato, a tratti stressato e smagrito. Così siamo noi oggi, qui, pesci fuor d'acqua tra questi scandinavi dai portafogli gonfi e dal ventre obeso. Dobbiamo rinunciare anche alle Similan e alle Surin, vendute a loro a pacchetti a peso d'oro. Andare in modo autonomo è impossibile perché i pochissimi bungalow sono prenotati dalle agenzie, forse il solo modo è rappresentato dal dormire in tenda ma non è garantito e soprattutto non ne abbiamo voglia!
Optiamo quindi per fare i turisti (poveri!) per qualche giorno su queste splendide spiaggie, dedicandoci soprattutto a mangiare, dormire e rilassarci al sole!
Qui, come non altrove, si fa netta la differenza tra viaggiatore e turista. Il viaggiatore non ha programmi troppo definiti e non sa quando il suo viaggio terminerà. Sta in giro a lungo e non sa cosa sta cercando ma è alla ricerca di qualcosa. Il turista ha le idee chiare, ha poco tempo a disposizione e si è organizzato bene per sfruttarlo al massimo. Quasi sempre si avvale dell'ausilio di agenzie di viaggio del proprio paese o acquista pacchetti confezionati da agenzie locali. Non bada a spese per appagare il proprio desiderio di stare bene, di non stressarsi. Il viaggiatore, al contrario ha molto tempo a disposizione ma un budget giornaliero limitato e il lungo viaggiare, lo spostarsi costantemente da un luogo all'altro, da una camera di hotel all'altra, lo rendono spesso fisicamente affaticato, a tratti stressato e smagrito. Così siamo noi oggi, qui, pesci fuor d'acqua tra questi scandinavi dai portafogli gonfi e dal ventre obeso. Dobbiamo rinunciare anche alle Similan e alle Surin, vendute a loro a pacchetti a peso d'oro. Andare in modo autonomo è impossibile perché i pochissimi bungalow sono prenotati dalle agenzie, forse il solo modo è rappresentato dal dormire in tenda ma non è garantito e soprattutto non ne abbiamo voglia!
Optiamo quindi per fare i turisti (poveri!) per qualche giorno su queste splendide spiaggie, dedicandoci soprattutto a mangiare, dormire e rilassarci al sole!
lunedì 11 febbraio 2013
DA KOH TAO A KHAO LAK
KOH TAO è rimasta un'isola deserta e sperduta in mezzo a un mare da sogno fino al 1943 quando, per un paio di anni, è stata utilizzata come prigione per i prigionieri politici che lottavano quotidianamente per la sopravvivenza contro squali, malaria e fame. Un prigioniero descriveva l'isola come un inferno, la sola consolazione era ogni sera lo spettacolo del tramonto sul mare. In seguito qualche abitante della vicina koh Samui si è trasferito nella zona a nord di Sairee Beach con la famiglia. Ma i primi viaggiatori scoprirono le bellezze dei suoi fondali nel 1977 e solo nel 1984 è nata la prima resort dell'isola.
Rimaniamo a Koh Tao 4 giorni pieni e il quinto, all'alba, ripartiamo per la terra ferma. Ci piacerebbe andare per qualche giorno alle SIMILAN o alle SURIN, entrambe parchi marini, pertanto decidiamo di fare tappa a KHAO LAK, sulla costa ovest, appena sopra PUKET. Volevamo andarci a modo nostro con i mezzi più economici ma lo sbattimento risultava nettamente superiore al risparmio quindi per la seconda volta abbiamo accettato di farci appiccicare un numero sulla maglia e di essere spediti come pacchi, passando di mano in mano a vari vettori (catamarano, navetta, pick up, pullman) raggiungendo la meta a metà pomeriggio (950bath a testa, 24€). Il viaggio in catamarano è stato allucinante, ci ha riportato con la memoria al treno-tagadà del Myanmar e per fortuna avevamo preso una pillola contro il mal di mare! In poco più di tre ore ci ha portato dall'isola a koh Samui e poi a Surat Thani da dove abbiamo continuato con lenti mezzi terrestri e siamo arrivati a Khao Lak con quasi tre ore di ritardo. Fortunatamente, adeguandoci alle vigenti condizioni di viaggio, avevamo prenotato una guesthouse seguendo le indicazioni della Lonely Planet e siamo stati molto felici di essere accolti con un sorriso in questo bel posto! Il BANANA BUNGALOWS mette a disposizione graziosi bungalows di legno con addirittura due doccie: una interna con acqua calda e una esterna con acqua fredda a 700bath con ventilatore e 900 con aria condizionata. Il giardino pieno di piante ospita una graziosissima piscina dove ci immergiamo immediatamente dopo aver posato le valige e ci trascorreremo in seguito le prime e le ultime ore della giornata.
Rimaniamo a Koh Tao 4 giorni pieni e il quinto, all'alba, ripartiamo per la terra ferma. Ci piacerebbe andare per qualche giorno alle SIMILAN o alle SURIN, entrambe parchi marini, pertanto decidiamo di fare tappa a KHAO LAK, sulla costa ovest, appena sopra PUKET. Volevamo andarci a modo nostro con i mezzi più economici ma lo sbattimento risultava nettamente superiore al risparmio quindi per la seconda volta abbiamo accettato di farci appiccicare un numero sulla maglia e di essere spediti come pacchi, passando di mano in mano a vari vettori (catamarano, navetta, pick up, pullman) raggiungendo la meta a metà pomeriggio (950bath a testa, 24€). Il viaggio in catamarano è stato allucinante, ci ha riportato con la memoria al treno-tagadà del Myanmar e per fortuna avevamo preso una pillola contro il mal di mare! In poco più di tre ore ci ha portato dall'isola a koh Samui e poi a Surat Thani da dove abbiamo continuato con lenti mezzi terrestri e siamo arrivati a Khao Lak con quasi tre ore di ritardo. Fortunatamente, adeguandoci alle vigenti condizioni di viaggio, avevamo prenotato una guesthouse seguendo le indicazioni della Lonely Planet e siamo stati molto felici di essere accolti con un sorriso in questo bel posto! Il BANANA BUNGALOWS mette a disposizione graziosi bungalows di legno con addirittura due doccie: una interna con acqua calda e una esterna con acqua fredda a 700bath con ventilatore e 900 con aria condizionata. Il giardino pieno di piante ospita una graziosissima piscina dove ci immergiamo immediatamente dopo aver posato le valige e ci trascorreremo in seguito le prime e le ultime ore della giornata.
sabato 9 febbraio 2013
É FINITA LA CUCCAGNA?
A KOH TAO è possibile fare il giro dell'isola in barca con un gruppo di turisti per 750bath (+100 di ingresso a Koh Nang Yuan): più di 20€ a testa. Ricordo benissimo di avere pagato solo 7000 lire, nel 2001, ed eravamo solo in due su una long tail con un barcaiolo a nostra disposizione. Allo stesso modo sono lievitati i prezzi di ogni cosa ma ciò che mi piace di meno è che sembra difficile organizzare le cose per conto proprio perchè la maggior parte delle persone si affidano alle agenzie locali o virtuali prenotando gli hotel, le escursioni 'almeno tre mesi prima', mi ha detto un ragazzo tedesco conosciuto in autobus. Addirittura! Persino trovare uno scooter da noleggiare in certi posti è difficile perché 'sono tutti prenotati'. I giovani soprattutto, operando tramite internet, hanno inaugurato questo nuovo modo di viaggiare. Non si può più arrivare sul posto, visionare due o tre guesthouse e poi scegliere quella che si preferisce oppure avvistare dalla barca il bungalow che piace di piú e avere speranze che possa essere libero e a poco prezzo! É finita la cuccagna, è finita la poesia!
Comunque noi cerchiamo di tenere duro e noleggiamo un motorino per vedere le spiaggie a modo nostro e con i nostri tempi. Il costo del noleggio è conveniente: 200bath, 5€ al giorno e la moto ha un gran motore e solo un mese di vita. Dobbiamo stare attenti a non incidentarla però perché ogni graffio si paga a peso d'oro! Ci dicono che nonostante le recenti pavimentazioni le condizioni delle strade rimangono molto precarie, soprattutto verso MANGO BAY. Non so perché ma è proprio a Mango Bay che ci viene subito voglia di andare! La strada sale vertiginosamente per poi scendere con altrettanta ripidità ma sembra percorribile senza veri problemi fino a quando... non finisce la pavimentazione di cemento e ci ritroviamo in un ripido sentiero terroso e sabbioso dove usare i freni risulta molto pericoloso. Per fortuna Mauri è un provetto pilota e riusciamo a rimanere saldi sulla sella fino a destinazione. Peccato che Mango Bay sia raggiungibile solo via mare! Siamo arrivati in un resort sul mare vicino alla spiaggia, dopo quasi 400 gradini a piedi, ma solo Mauri riesce a spingersi vicino ad essa, a nuoto: io mi faccio un bagno nella spiaggia del resort e quando torna decidiamo di riprendere il tour in moto verso la meta più prestigiosa della zona: una coppia di meravigliose isole unite da una striscia di sabbia: KO NANG YUANG. Ci rechiamo fino a dove conduce la strada che va a nord e poi scendiamo verso un resort da cui dall'alto abbiamo visto che partono barche per l'isola. Ci chiedono 250bath a testa per fare 5 minuti di barca, 6,20€ andata e ritorno a testa (+l'ingresso al parco nazionale di altri 100bath). Compensiamo con il regalo di un ombrellone e due sdrai fatto da una coppia di gentili tedeschi (i tedeschi sono sempre molto friendly) che ci permette di trascorrere tutto il pomeriggio in questo splendido posto. Ovviamente non siamo soli: orde di turisti russi e cinesi (siamo in pieno capodanno cinese) affollano le spiagge dell'isola che per fortuna sono doppie, godendo del mare su due versanti. Le acque sono trasparenti e i pesci sono tanti. Solo i coralli hanno perso i loro colori e molti anche il loro vigore giacendo spezzettati sul fondo del mare. Ma nell'angolo di mare detto dei 'Japanese Garden' nuotiamo su coralli vivi bellissimi, pur essendo prevalentemente monocromatici, abitati da pesci coloratissimi. Mauri è soddisfatto, dice di non aver mai visto nulla del genere.
Verso le 4 la maggior parte dei turisti lascia gli isolotti e Koh Tao, rientrando a Koh Samui o sulla terra ferma e l'isola ritorna quasi alla pace di un tempo non lontano quando nessuno ancora solcava le sue acque. Fino al 1943 koh Tao era complemente deserta.
Comunque noi cerchiamo di tenere duro e noleggiamo un motorino per vedere le spiaggie a modo nostro e con i nostri tempi. Il costo del noleggio è conveniente: 200bath, 5€ al giorno e la moto ha un gran motore e solo un mese di vita. Dobbiamo stare attenti a non incidentarla però perché ogni graffio si paga a peso d'oro! Ci dicono che nonostante le recenti pavimentazioni le condizioni delle strade rimangono molto precarie, soprattutto verso MANGO BAY. Non so perché ma è proprio a Mango Bay che ci viene subito voglia di andare! La strada sale vertiginosamente per poi scendere con altrettanta ripidità ma sembra percorribile senza veri problemi fino a quando... non finisce la pavimentazione di cemento e ci ritroviamo in un ripido sentiero terroso e sabbioso dove usare i freni risulta molto pericoloso. Per fortuna Mauri è un provetto pilota e riusciamo a rimanere saldi sulla sella fino a destinazione. Peccato che Mango Bay sia raggiungibile solo via mare! Siamo arrivati in un resort sul mare vicino alla spiaggia, dopo quasi 400 gradini a piedi, ma solo Mauri riesce a spingersi vicino ad essa, a nuoto: io mi faccio un bagno nella spiaggia del resort e quando torna decidiamo di riprendere il tour in moto verso la meta più prestigiosa della zona: una coppia di meravigliose isole unite da una striscia di sabbia: KO NANG YUANG. Ci rechiamo fino a dove conduce la strada che va a nord e poi scendiamo verso un resort da cui dall'alto abbiamo visto che partono barche per l'isola. Ci chiedono 250bath a testa per fare 5 minuti di barca, 6,20€ andata e ritorno a testa (+l'ingresso al parco nazionale di altri 100bath). Compensiamo con il regalo di un ombrellone e due sdrai fatto da una coppia di gentili tedeschi (i tedeschi sono sempre molto friendly) che ci permette di trascorrere tutto il pomeriggio in questo splendido posto. Ovviamente non siamo soli: orde di turisti russi e cinesi (siamo in pieno capodanno cinese) affollano le spiagge dell'isola che per fortuna sono doppie, godendo del mare su due versanti. Le acque sono trasparenti e i pesci sono tanti. Solo i coralli hanno perso i loro colori e molti anche il loro vigore giacendo spezzettati sul fondo del mare. Ma nell'angolo di mare detto dei 'Japanese Garden' nuotiamo su coralli vivi bellissimi, pur essendo prevalentemente monocromatici, abitati da pesci coloratissimi. Mauri è soddisfatto, dice di non aver mai visto nulla del genere.
Verso le 4 la maggior parte dei turisti lascia gli isolotti e Koh Tao, rientrando a Koh Samui o sulla terra ferma e l'isola ritorna quasi alla pace di un tempo non lontano quando nessuno ancora solcava le sue acque. Fino al 1943 koh Tao era complemente deserta.
DA CHATUCHAK A KO TAO
Dopo due mesi di India e uno di Myanmar, un po' di riposo nei paradisi tropicali della Thailandia è davvero strameritato!
Ci fermiamo a Bangkok il tempo necessario per rifornire il nostro guardaroba al CHATUCHAK MARKET, mercatino del week end nel nord di Bangkok, dove ci rechiamo direttamente dall'aeroporto Don Muang con 15 minuti di autobus. Depositiamo gli zaini nel primo banco del mercato chiedendo gentilmente il favore di custodirceli per qualche ora e... via allo shopping sfrenato! Io vedo immediatamente diverse cose di mio gradimento, Mauri trova un paio di pantaloni da spiaggia e dei magneti per il frigo. C'è davvero di tutto in questo enorme mercato straripante di merce: dalle copie di abbigliamento di varie marche, al vintage, al made in thai, all'artigianato locale, prodotti per la casa, arredamento, ecc, e molto cibo. Qualche ristorantino intrattiene i propri clienti con balletti di sexi maschietti o ladyboys. Verso le 6 siamo così cotti da cedere al primo tuk-tuk che ci propone di accompagnarci all'hotel che abbiamo saggiamente prenotato e pagato via net dal Myanmar.
Il giorno dopo sbrighiamo un po' di faccende logistiche: spediamo un po' di roba in Italia tra cui i souvenir di legno e la guida del Myanmar e in posta incrociamo numerosi stranieri che spediscono pacchi di vestiti Thai in Italia o in Francia dove verranno poi rivenduti. Secondo me non si fanno più i buoni affari di un tempo sia perché la qualità dei tessuti e dei disegni è drasticamente peggiorata a fronte di un aumento dei prezzi (potrei dire tranquillamente raddoppiati nel giro di 10 anni), sia perché le spese di spedizione sono significative. Per 3,5kg di roba abbiamo speso 1000bath, ossia 25€, via terra, tempo di arrivo previsto in due, tre mesi.
Poi ci organizziamo per partire per l'isola di KO TAO, dove nel 2001 ero rimasta folgorata dai colori dei fondali e dalla straordinaria quantità e varietà di pesci tropicali. Ora vorrei rendere partecipe di queste bellezze, che ho tanto decantato, anche Mauri che è appassionato di mare. Partiamo alle 8 di sera con un night bus che ci porta a CHAMPUNG e da lì in barca a Ko Tao con un catamarano che in un'ora e trenta, alle 8.45 del mattino, ci scaricherà nell'isola. Il tutto prenotato tramite il nostro hotel per un totale di 950 bath a testa, 24€. Piuttosto costoso.
Sono le 9 e l'autobus è in ritardo. Attendiamo da più di mezz'ora in mezzo ad una rotonda, insieme ad una cinquantina di persone di tutte le nazionalità ed età (anche bambini) e ognuno di noi ha il numero di posto appiccicato sulla maglietta. Inizialmente mi sono rifiutata di venire etichettata come una merce o una bestia da trasportare poi, per non litigare, ho ingoiato il rospo e fatto come gli altri. E siamo rimasti così bollati in mezzo alla rotonda senza protestare per due ore. L'autobus a due piani è finalmente arrivato, mauri con il numero 1 e io con il nunero 2, saliamo al piano superiore e ci posizioniamo in un posto molto comodo, dove riusciamo quasi a sdraiarci e io riesco a dormire mentre Mauri non chiude occhio per tutto il viaggio. All'alba siamo al porto di Champung e alle 7 sulla nave che senza ritardo ci porta a Ko Tao. Speriamo che ora la vacanza cominci
Ci fermiamo a Bangkok il tempo necessario per rifornire il nostro guardaroba al CHATUCHAK MARKET, mercatino del week end nel nord di Bangkok, dove ci rechiamo direttamente dall'aeroporto Don Muang con 15 minuti di autobus. Depositiamo gli zaini nel primo banco del mercato chiedendo gentilmente il favore di custodirceli per qualche ora e... via allo shopping sfrenato! Io vedo immediatamente diverse cose di mio gradimento, Mauri trova un paio di pantaloni da spiaggia e dei magneti per il frigo. C'è davvero di tutto in questo enorme mercato straripante di merce: dalle copie di abbigliamento di varie marche, al vintage, al made in thai, all'artigianato locale, prodotti per la casa, arredamento, ecc, e molto cibo. Qualche ristorantino intrattiene i propri clienti con balletti di sexi maschietti o ladyboys. Verso le 6 siamo così cotti da cedere al primo tuk-tuk che ci propone di accompagnarci all'hotel che abbiamo saggiamente prenotato e pagato via net dal Myanmar.
Il giorno dopo sbrighiamo un po' di faccende logistiche: spediamo un po' di roba in Italia tra cui i souvenir di legno e la guida del Myanmar e in posta incrociamo numerosi stranieri che spediscono pacchi di vestiti Thai in Italia o in Francia dove verranno poi rivenduti. Secondo me non si fanno più i buoni affari di un tempo sia perché la qualità dei tessuti e dei disegni è drasticamente peggiorata a fronte di un aumento dei prezzi (potrei dire tranquillamente raddoppiati nel giro di 10 anni), sia perché le spese di spedizione sono significative. Per 3,5kg di roba abbiamo speso 1000bath, ossia 25€, via terra, tempo di arrivo previsto in due, tre mesi.
Poi ci organizziamo per partire per l'isola di KO TAO, dove nel 2001 ero rimasta folgorata dai colori dei fondali e dalla straordinaria quantità e varietà di pesci tropicali. Ora vorrei rendere partecipe di queste bellezze, che ho tanto decantato, anche Mauri che è appassionato di mare. Partiamo alle 8 di sera con un night bus che ci porta a CHAMPUNG e da lì in barca a Ko Tao con un catamarano che in un'ora e trenta, alle 8.45 del mattino, ci scaricherà nell'isola. Il tutto prenotato tramite il nostro hotel per un totale di 950 bath a testa, 24€. Piuttosto costoso.
Sono le 9 e l'autobus è in ritardo. Attendiamo da più di mezz'ora in mezzo ad una rotonda, insieme ad una cinquantina di persone di tutte le nazionalità ed età (anche bambini) e ognuno di noi ha il numero di posto appiccicato sulla maglietta. Inizialmente mi sono rifiutata di venire etichettata come una merce o una bestia da trasportare poi, per non litigare, ho ingoiato il rospo e fatto come gli altri. E siamo rimasti così bollati in mezzo alla rotonda senza protestare per due ore. L'autobus a due piani è finalmente arrivato, mauri con il numero 1 e io con il nunero 2, saliamo al piano superiore e ci posizioniamo in un posto molto comodo, dove riusciamo quasi a sdraiarci e io riesco a dormire mentre Mauri non chiude occhio per tutto il viaggio. All'alba siamo al porto di Champung e alle 7 sulla nave che senza ritardo ci porta a Ko Tao. Speriamo che ora la vacanza cominci
SPLENDIDA KOH TAO
Siamo su una palafitta di legno che ammiriamo il mare sorseggiando latte di cocco nella baia turchese di TANOTE. Abbiamo noleggiato uno scooter honda 150 nuovo di zecca e ci siamo avventurati alla scoperta dell'isola, tanto spettacolare sulla costa quanto lussurreggiante al suo interno. Koh Tao è una piccola isola tondeggiante di 5km di diametro nel golfo del Siam, la parte est della Thailandia - quella cioè non toccata dallo Tsunami del 2004 - meno famosa delle sorelle Koh Samui e Koh Pha-Nghan.
Koh Tao è da sempre il paradiso dei sub grazie alla sua strepitosa barriera corallina a pochi metri dalla costa. O almeno strepitosa era 10 anni fa quando sono venuta qui con la mia amica Sandra e non credevamo ai nostri occhi: fondali di corallo dai colori sgargianti e migliaia di pesci di ogni specie e misura.
Oggi non è più così purtroppo: i coralli non sono più colorati e i pesci sono diminuiti di quantità. 'I coralli hanno una vita di circa 10 anni. Il 'global warming', l'aumento della temperatura del globo, ha causato l'innalzamento della temperatura delle acque che non ha giovato alla riproduzione dei coralli. - ci dice un'operatrice turistica - Per non parlare dell'inquinamento causato dalle barche a motore.'
Ciononostante fare snorkelling è ancora appagante e le acque cristalline sfumate di smetaldo o di turchese a seconda della luce del sole sono una spettacolo per gli occhi e refrigerio per il corpo. Abbiamo trascorso la mattinata a SHARK BAY, dove si nuota tra piccoli squali innocui e poi, attraverso una collina punteggiata da palme da cocco, abbiamo raggiunto CORAL BEACH, di fronte a SHARK ISLAND, dove branchi di pesci coloratissimi ci aspettavano in acqua. Abbiamo pranzato con i frutti esotici comprati lungo la strada da una contadina e nulla poteva esserci più gradito! La Thailandia offre una grande varietá di frutta squisita! Accanto a ananas, banane, mango, papaya, cocomero rosso e giallo, ci sono frutti dai nomi impronunciabili ma dal gusto delicato e succoso: vale la pena assaggiarli tutti e questo è quello che ci piace fare quando capitiamo in questo paese!
Ci siamo sistemati poco lontano dal porto, in una camera con accesso privato con balconcino su una piccola spiaggia tra MAE HAAD BEACH e SAIREE BEACH, al TOMMY RESORT. La camera è bella e pulita, ci cambiano lenzuala e asciugamani ogni giorno e spendiamo 800bath (20€).
Stamattina, appena alzata, ho steso il mio tappetino di yoga e ho ripetuto il saluto al sole per tre volte (sono proprio arrugginita!) poi mi sono tuffata in mare: ecco, forse ora si può parlare di 'vacanza'!
Koh Tao è da sempre il paradiso dei sub grazie alla sua strepitosa barriera corallina a pochi metri dalla costa. O almeno strepitosa era 10 anni fa quando sono venuta qui con la mia amica Sandra e non credevamo ai nostri occhi: fondali di corallo dai colori sgargianti e migliaia di pesci di ogni specie e misura.
Oggi non è più così purtroppo: i coralli non sono più colorati e i pesci sono diminuiti di quantità. 'I coralli hanno una vita di circa 10 anni. Il 'global warming', l'aumento della temperatura del globo, ha causato l'innalzamento della temperatura delle acque che non ha giovato alla riproduzione dei coralli. - ci dice un'operatrice turistica - Per non parlare dell'inquinamento causato dalle barche a motore.'
Ciononostante fare snorkelling è ancora appagante e le acque cristalline sfumate di smetaldo o di turchese a seconda della luce del sole sono una spettacolo per gli occhi e refrigerio per il corpo. Abbiamo trascorso la mattinata a SHARK BAY, dove si nuota tra piccoli squali innocui e poi, attraverso una collina punteggiata da palme da cocco, abbiamo raggiunto CORAL BEACH, di fronte a SHARK ISLAND, dove branchi di pesci coloratissimi ci aspettavano in acqua. Abbiamo pranzato con i frutti esotici comprati lungo la strada da una contadina e nulla poteva esserci più gradito! La Thailandia offre una grande varietá di frutta squisita! Accanto a ananas, banane, mango, papaya, cocomero rosso e giallo, ci sono frutti dai nomi impronunciabili ma dal gusto delicato e succoso: vale la pena assaggiarli tutti e questo è quello che ci piace fare quando capitiamo in questo paese!
Ci siamo sistemati poco lontano dal porto, in una camera con accesso privato con balconcino su una piccola spiaggia tra MAE HAAD BEACH e SAIREE BEACH, al TOMMY RESORT. La camera è bella e pulita, ci cambiano lenzuala e asciugamani ogni giorno e spendiamo 800bath (20€).
Stamattina, appena alzata, ho steso il mio tappetino di yoga e ho ripetuto il saluto al sole per tre volte (sono proprio arrugginita!) poi mi sono tuffata in mare: ecco, forse ora si può parlare di 'vacanza'!
venerdì 8 febbraio 2013
BIRMANIA (MYANMAR) COSTI E CONSIGLI DI VIAGGIO
Il mio viaggio in Birmania / Myanmar risale al gennaio 2013, 28 giorni, il tempo concesso dal visto. Di questi tempi viaggiare in Birmania è piuttosto impegnativo, nel senso letterale del termine: occorre impegnarsi e avere pazienza. I trasporti sono un problema, le strutture ricettive non sono sufficienti per soddisfare il numero sempre crescente di viaggiatori, il cibo non è un gran ché. Le guide cartacee in circolazione non sono aggiornate in termini di prezzi ma offrono un supporto indispensabile per organizzare il viaggio.
PER MAGGIORI INFORMAZIONI SIETE INVITATI A LEGGERE LE PAGINE DEL MIO BLOG RELATIVE AI LUOGHI VISITATI.
VISTO
All'epoca si faceva in giornata a Bangkok con 30$, ora penso si possa fare anche in frontiera. Il visto dura 28 giorni ma è possibile rimanere qualche giorno in più pagando un importo di qualche dollaro al giorno.
MONETA
Dollari americani, immacolati e rigorosamente posteriori al 2003.
In aeroporto cambiano anche gli euro e ormai credo lo facciano anche in qualche altra banca in città. Quando cambiate nella MONETA LOCALE considerate di cambiare un 200/250$ a persona. Infatti gli hotel, che costituiscono la spesa maggiore, si pagano sempre in dollari.
HOTEL
Dopo la riedificazione di Ang Sans Sou Chi, molti viaggiatori fai-da-te invadono la Birmania e i suoi pochi hotel registrano ogni giorno il tutto esaurito. Prenotare per tempo dall'Italia tramite le agenzie locali significa dover avere le idee molto chiare rispetto all'itinerario e spendere mediamente un minimo di 40-50$ per una stanza che ne vale forse nemmeno la metà.
Non prenotare per nulla significa invece avere grosse difficoltà nel trovare una stanza decente.
La cosa migliore, secondo la mia esperienza, è 1- TELEFONARE qualche giorno prima per prenotare un hotel individuato sulla guida (tipo Lonely Planet, Routard) lasciando il proprio nome se non si trova posto, 2- in caso di risposta negativa INSISTERE affinché controllino bene, 3- in caso di risposta negativa ritelefonare il giorno prima o il giorno del previsto arrivo alle ore 10a.m. quando molti hanno giá fatto check out.
Una camera doppia di livello medio in hotel costa dai 15 ai 25$ ma non aspettatevi il lusso! Anzi, sono spesso poco accoglienti e non molto pulite, a volte con bagno in comune, materassi sottili e lenzuola lavate a freddo con poco sapone. La colazione però è sempre inclusa e abbondante.
Consiglio di portare un sacco a pelo leggero e una federa per il guanciale. Magari anche l'amuchina per disinfettare il bagno. CIBO
Se mangiate solo vegetariano non vi ammalerete ma non troverete molta varietà di cibo. I curry di patate o di melanzane sono squisiti ma rari da trovare. Ci sono molti ristoranti cinesi e qualche indiano. Un pasto consumato al ristorante costa circa 3/4€.
TRASPORTI - AEREO
Volare da un luogo all'altro sarebbe probabilmente il modo più facile di muoversi in Birmania e a volte costituisce il solo modo di raggiungere certe zone sia per le pessime condizioni di certe strade, sia perché l'accesso a certe aree del paese non è consentito. Il costo dei voli interni è però triplicato nell'ultimo anno. Se prima un volo costava sui 50$ ora ne occorrono 150.
TRASPORTI - TRENO
Da provare!
La rete ferroviaria è ben distribuita sul territorio birmano ma il viaggio in treno è lento e assai poco confortevole. I binari sono malandati e il terreno è sconnesso per cui il treno balla molto. Occorre legare i bagagli alle griglie portabagagli altrimenti sicuramente volano! Se durante il giorno l'esperienza è divertente, di notte diventa spaventosa. Comunque esistono tariffe diverse a seconda della classe e viaggiare sulle comode poltrone di prima classe è una valida opzione per percorsi che superano le tre ore. Il costo del biglietto più economico per una tratta di 4-5 ore è di circa 2/3$. La prima classe costa circa il triplo. Si paga solo in dollari e conviene avere l'importo esatto.
I treni sono sempre in ritardo.AUTOBUS
È il mezzo più utilizzato dai backpackers, i viaggiatori con lo zaino. È competitivo in termini di spesa e di tempi e permette di viaggiare di notte. Certe tratte sono servite da ottime compagnie con autobus nuovi e confortevoli (Yangon-Mandalay) ma non ho mai avuto il piacere. Dormire sugli autobus è generalmente scomodo perché i sedili non sono adatti allo scopo. Inoltre spesso arrivano a destinazione con notevole anticipo rispetto all'orario stabilito: nel cuore della notte. Il tratto Bagan-Inle Lake è comodo da coprire in bus ma si arriva a Inle Lake alle due di notte quando trovare un hotel è impossibile. Sappiate dell'esistenza di un accogliente monastero in città che mette a disposizione materassi e coperte per 8$ contrattabili (urge sacco a pelo). Anche la tratta Inle Lake-Mandalay è servita male: si arriva verso le due di notte (non alle 4 come promettono) e si viene di solito scaricati FUORI DAL CENTRO per dare lavoro ai taxisti! Attenzione quindi a farvi lasciare alla stazione giusta, dove scendono TUTTI (osservate i birmani) e abbiate cura di AVERE GIÀ PRENOTATO un hotel a Mandalay, per quella stessa notte o per il giorno dopo, in modo da poter attendere sui divani della hall.
TRASPORTI - TRAGHETTO / BARCA (LONG TAIL)
Bella esperienza, da fare!
I viaggi in traghetto o in barche lunghe per poche persone sono panoramici e rilassanti. A volte richiedono molti giorni e possono costare pochissimo se si è disposti a dormire sul ponte. Percorsi brevi, di poche ore o di una giornata, costano parecchio. Il tratto Moulmein-Hpa An è breve e assai gradevole mentre il tratto Bagan-Mandalay dura una giornata, è gradevole ma molto costoso.
giovedì 7 febbraio 2013
RUMORS DAL FRONTE
Abbiamo trascorso l'ultima serata in Myanmar in un ristorantino di Mandalay con Paul e Lisa, con i quali ci eravamo dati appuntamento per effettuare insieme il viaggio di ritorno su Bangkok, visto che casualmente avevamo acquistato lo stesso volo.
I nostri giovani amici ci hanno raccontato del loro viaggio a nord, in treno notturno verso Kata, 15 ore su panche di legno, optando a un certo punto per il pavimento, per riuscire a riposare un po'. Lisa, a ricordo di quella nottata, ha le gambe piene di punture di bedbugs, quelle bestiacce che mi avevano divorata a Goa. L'obiettivo del loro tour de force è stato in primo luogo, risolvere il problema dell'alloggio a Mandalay dove la prima notte avevano trovato solo un buco orrendo pagandolo carissimo ma anche godere del bel panorama ridiscendendo ll' AYEYARWADY fono a Mandalay su un traghetto statale a doppio ponte. Durata del percorso 2 notti e 1 giorno, per una spesa di 10$.
Il viaggio in barca si è rivelato rilassante e interessantissimo in quanto anziché in compagnia di viaggiatori stranieri (erano in 3, inclusi loro) o di gente comune, hanno viaggiato insieme ai soldati che rientravano dai territori del nord, teatro di scontro con i ribelli delle minoranze etniche del KACHIN. Questi soldati ventenni riportavano ferite da armi da fuoco e anche amputazioni alle mani ma giacevano sul ponte tra merci varie, anziché nelle camere presenti nel traghetto, dove ricevevano i primi medicamenti in attesa di essere trasferiti, con il mezzo più lento, all'ospedale di Mandalay. Nessuna ambulanza, nessuna urgenza, nessun particolare riguardo verso coloro che mettono la loro vita a disposizione dello stato. 'Nemmeno loro sembravano preoccupati o tristi - ci dice Paul - avevano perso le dita di una mano ma giocavano a carte e ridevano!'
Il traghetto però ha cercato di andare il più veloce possibile ed è arrivato a Mandalay la sera tardi, invece della mattina successiva, lasciando così i nostri amici, nuovamente, senza una camera per la notte!
I nostri giovani amici ci hanno raccontato del loro viaggio a nord, in treno notturno verso Kata, 15 ore su panche di legno, optando a un certo punto per il pavimento, per riuscire a riposare un po'. Lisa, a ricordo di quella nottata, ha le gambe piene di punture di bedbugs, quelle bestiacce che mi avevano divorata a Goa. L'obiettivo del loro tour de force è stato in primo luogo, risolvere il problema dell'alloggio a Mandalay dove la prima notte avevano trovato solo un buco orrendo pagandolo carissimo ma anche godere del bel panorama ridiscendendo ll' AYEYARWADY fono a Mandalay su un traghetto statale a doppio ponte. Durata del percorso 2 notti e 1 giorno, per una spesa di 10$.
Il viaggio in barca si è rivelato rilassante e interessantissimo in quanto anziché in compagnia di viaggiatori stranieri (erano in 3, inclusi loro) o di gente comune, hanno viaggiato insieme ai soldati che rientravano dai territori del nord, teatro di scontro con i ribelli delle minoranze etniche del KACHIN. Questi soldati ventenni riportavano ferite da armi da fuoco e anche amputazioni alle mani ma giacevano sul ponte tra merci varie, anziché nelle camere presenti nel traghetto, dove ricevevano i primi medicamenti in attesa di essere trasferiti, con il mezzo più lento, all'ospedale di Mandalay. Nessuna ambulanza, nessuna urgenza, nessun particolare riguardo verso coloro che mettono la loro vita a disposizione dello stato. 'Nemmeno loro sembravano preoccupati o tristi - ci dice Paul - avevano perso le dita di una mano ma giocavano a carte e ridevano!'
Il traghetto però ha cercato di andare il più veloce possibile ed è arrivato a Mandalay la sera tardi, invece della mattina successiva, lasciando così i nostri amici, nuovamente, senza una camera per la notte!
mercoledì 6 febbraio 2013
GOKTEIK VIADUCT
Il secondo giorno a Haipaw ci svegliamo alle 6 determinati a partire in moto per Namhsan. La sera precedente Mauri ha affittato una moto e fatto il pieno di benzina in modo da poter partire all'alba senza perdere tempo prezioso: la cittadina si raggiunge con 4 ore di moto, è situata a 1600 metri d'altezza, tra piantagioni di té e montagne scoscese e dev'essere bellissima.
Purtroppo però non la vedremo mai! Infatti mi sveglio con un forte raffreddore e l'impressione di scottare. Il termometro non ammette esitazioni: 38,7, la partenza è cancellata!
Il raffreddore è sintomo di infezione alle vie respiratorie. Quindi dalla mia 'farmacia di viaggio' prendo una takipirina e un antibiotico generico. Ciononostante, le parole della dottoressa dell'ASL, che ci ha raccomandati di prendere il malarone in caso di febbre alta come tutela antimalarica, mi frullano nella testa. 15 minuti dopo siamo nel piccolo ospedale del paese. Strano, al pronto soccorso non c'è fila: ci sono anzi 7-8 infermiere e qualche dottoressa in attesa di pazienti. E quando arrivo sono tutte per me! Mi fanno sdraiare, mi misurano la pressione del sangue, mi auscultano e infine, su mia richiesta, mi sottopongono al test per la malaria prelevandomi un gocciolino di sangue dalla punta dell'indice destro. Dopo pochi minuti il responso è negativo! Che bello! Che efficenza! E non vogliono denaro! Incredibile! Tornata in hotel mi metto sotto le coperte fino al giorno dopo quando, sentendomi molto meglio, decidiamo di rientrare a Mandalay con il treno delle 10.
Si tratta di uno dei soliti treni sgangherati del Myaanmar, che di giorno divertono - par di essere sul TAGADÀ! - e di notte spaventano da morire. In questo tratto di ferrovia l'emozione è amplificata dal fatto che il suddetto treno passa sopra un vecchio viadotto, il GOKTEIK VIADUCT, che una volta era il più alto del mondo e che ora, nonostante i lavori di manutenzione, continua a scricchiolare. Pare che i birmani si facciano tipo il segno della croce prima della traversata a oltre 100 metri di altezza, mentre i viaggiatori affrontano l'emozione ai finestrini, armati di macchina fotografica! Il treno, che in piena corsa non supera i 40km orari, raggiunto il viadotto quasi si ferma per procedere a passo d'uomo e non sollecitare il ponte.
Mentre Mauri, amante degli sport estremi, si sporge fuori dal finestrino più che può con la scusa di fare foto, io, che soffro di vertigini, me ne sto sdraiata nel comodo sedile di upper class che abbiamo preferito alla panca di legno della 2nda classe (mai presa decisione migliore) in attesa che sia tutto finito! Mi dicono che sotto il ponte di ferro c'è ancora quello vecchio di legno, molto suggestivo visto dall'alto, e che le vedute sono mozzafiato!
Alle 5 del pomeriggio arriviamo a PYIN O LYIN dove, per arrivare a Mandalay un po' prima, abbandoniamo il treno per un pick up. Alle 7 siamo a Mandalay.
Ci rimaniamo un giorno, per un ultimo giro al mercato della giada e per berci un'ultima SBIRULINA sul fiume (birra di riso, con proprietà antinvecchiamento), cogliendo l'ultima opportunità di respirare la polvere del Myanmar.
martedì 5 febbraio 2013
POETICA HSIPAW
Hsipaw, sulle montagne a nord di Mandalay, ci accoglie con la pioggia! La raggiungiamo con 7 ore di autobus da Mandalay con l'intenzione di compiere un tracking in moto fino al paese di Namhsan, convinti che la cittadina di per sé non abbia nulla di particolare da offrire. Quindi quando a causa della pioggia optiamo per un tracking tranquillo nei dintorni del paese, ci stupiamo nello scoprire così tante cose belle! Prima passeggiamo un po' lungo il placido fiume in cui si specchia la città e poi su fino a una cascata un po' povera d'acqua e infine ci fermiamo per un ottimo frullato di frutta nel giardino della dolce Mrs Popcorn. L'attempata generosa signora, al frullato aggiunge un piatto di cocomero, uno di mandarini e uno di stuzzichini salati, fatti forse con i pop corn del suo orto: fa sempre piacere lasciarsi coccolare!
Attraversiamo una campagna piena di piccoli stupa antichi - detta PICCOLA BAGAN - alcuni dei quali davvero suggestivi e, compenetrati come sono dalle piante, ricordano piuttosto i templi di Anghor. Ci avviamo poi verso il monastero del Buddha di bambù, nostro previsto punto di arrivo. Un giovanissimo monaco ci fa cenni di seguirlo e poi ci lascia soli in uno stanzone immenso, tutto in teck, di fronte ad un Buddha alquanto singolare: forse di mille anni forse molti meno ma comunque costruito con una tecnica parecchio inconsueta, a base di pezzi di bambù, ricoperti, naturalmente, di foglie d'oro. Che atmosfera accogliente e avvolgente sento anche dentro questo monastero! Fa venir voglia di raccogliersi e crogiolarsi in se stessi! Magari sarò monaca in una'altra vita! (O lo sono stata in una vita precedente!)
Riprendiamo il cammino verso il villaggio lungo i binari della ferrovia e poco dopo rimaniamo piacevolmente colpiti da..qualcosa che sembra lana ma invece... sono noddles stesi al sole! Bianchi e leggeri volteggiano nell'aria fresca della sera. Siamo infatti nei pressi di una fabbrica e dopo aver fatto cento foto alle geometrie disegnate dalle file di questi spaghetti bianchi di riso - piatto base della cucina asiatica - entriamo a visitare i macchinari per la produzione industriale: esattamente come quelli per fare le tagliatelle in casa, solo giganteschi! Il proprietario è molto felice di mostrarci tutte le fasi della lavorazione ed è orgoglioso di farci sapere che nutre tutto lo Shan State.
É quasi il tramonto quando riprendiamo il sentiero della ferrovia e, in prossimità di un ponte, ci imbattiamo in ragazzini che giocano con gli aquiloni!
Questa bella giornata meglio non poteva terminare! Ci fermiamo ad ammirare la maestria con cui riescono a governare il volo dell'aquilone dipanando e avvolgendo il filo da enormi spole. C'è poesia in ogni movimento delle loro mani, in ogni volteggio degli aquiloni!
Facciamo due chiacchiere con alcuni uomini che come noi osservano i voli, poi scendiamo dai binari e ci avviamo verso l'accogliente MR CHARLES GUESTHOUSE.
Attraversiamo una campagna piena di piccoli stupa antichi - detta PICCOLA BAGAN - alcuni dei quali davvero suggestivi e, compenetrati come sono dalle piante, ricordano piuttosto i templi di Anghor. Ci avviamo poi verso il monastero del Buddha di bambù, nostro previsto punto di arrivo. Un giovanissimo monaco ci fa cenni di seguirlo e poi ci lascia soli in uno stanzone immenso, tutto in teck, di fronte ad un Buddha alquanto singolare: forse di mille anni forse molti meno ma comunque costruito con una tecnica parecchio inconsueta, a base di pezzi di bambù, ricoperti, naturalmente, di foglie d'oro. Che atmosfera accogliente e avvolgente sento anche dentro questo monastero! Fa venir voglia di raccogliersi e crogiolarsi in se stessi! Magari sarò monaca in una'altra vita! (O lo sono stata in una vita precedente!)
Riprendiamo il cammino verso il villaggio lungo i binari della ferrovia e poco dopo rimaniamo piacevolmente colpiti da..qualcosa che sembra lana ma invece... sono noddles stesi al sole! Bianchi e leggeri volteggiano nell'aria fresca della sera. Siamo infatti nei pressi di una fabbrica e dopo aver fatto cento foto alle geometrie disegnate dalle file di questi spaghetti bianchi di riso - piatto base della cucina asiatica - entriamo a visitare i macchinari per la produzione industriale: esattamente come quelli per fare le tagliatelle in casa, solo giganteschi! Il proprietario è molto felice di mostrarci tutte le fasi della lavorazione ed è orgoglioso di farci sapere che nutre tutto lo Shan State.
É quasi il tramonto quando riprendiamo il sentiero della ferrovia e, in prossimità di un ponte, ci imbattiamo in ragazzini che giocano con gli aquiloni!
Questa bella giornata meglio non poteva terminare! Ci fermiamo ad ammirare la maestria con cui riescono a governare il volo dell'aquilone dipanando e avvolgendo il filo da enormi spole. C'è poesia in ogni movimento delle loro mani, in ogni volteggio degli aquiloni!
Facciamo due chiacchiere con alcuni uomini che come noi osservano i voli, poi scendiamo dai binari e ci avviamo verso l'accogliente MR CHARLES GUESTHOUSE.
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