domenica 13 gennaio 2013

SONNOLENTE, MAGICA HPA-AN

È domenica e qui tutti lavorano. Nelle risaie, gruppi allineati si inchinano per la semina delle piante di riso al ritmo impartito dal caposquadra mentre più in là qualcuno timidamende azzarda un saluto. Sulla strada, una linea bordeaux di giovani monaci sfila lungo la via sostando davanti a due compagni il tempo necessario per svuotare il pentolino della questua mattutina. Più avanti donne e uomini lavorano alla costruzione di una nuova pavimentazione stradale, allineando pietre portate a mano, due per volta. I bambini lavorano come i grandi e a volte avranno sì e no 8 anni. Purtroppo ne abbiamo visti tanti anche nei giorni scorsi, anche nella fabbrica di mattoni, e non era domenica.

Gironzoliamo con una moto scoppiettante per la scenografica e ordinata campagna dello stato di KAYIN che ha Hpa-An come capitale e che da qualche tempo si è riappacificato con il governo militare centrale. Dalla pianura coltivata a riso, fieno e qualche indecifrabile verdura, emergono masse montagnose di poco più di 500m di altezza che al loro interno celano grotte trasformate in templi buddhisti, quindi piene di statue del Buddha in tutte le posizioni. Quando è seduto con le gambe incrociate è in meditazione, quando è sdraiato ha raggiunto il nirvana, la non-vita, la pace.

La grotta più bella è senz'alcun dubbio la SIDDAM CAVE che raggiungiamo lungo una spettacolare campagna di terra rossa. L'interno della grotta è adornato da buddha kitchissimi, poi si apre in spazi ampi come quelli di una cattedrale, lunghi e insinuosi che a percorrerli impieghiamo una ventina di minuti, grazie alla sola luce della torcia di Mauri. Alla fine sbuchiamo davanti a un placido laghetto con anatroccoli! Su un lato, dei barcaioli sono in attesa di riportarci all'ingresso del tempio sulla loro lunga barchetta ricavata da un solo pezzo di legno. Così, lentamente, attraverso un placido paesaggio da sogno, solchiamo le acque immobili di una via d'acqua tra le risaie poi entriamo in una grotta bassissima e riemergiamo tra altre risaie e poco dopo siamo a destinazione. Unico suono quello di una specie di spaventapasseri fatto di due pezzi di bambù che cozzano tra di loro.

Visitiamo un monastero importante per aver ospitato il monaco che, con più fervore, si è opposto al Governo durate la Rivoluzione Zafferano del 2007, la cui salma, dopo la sua morte, è stata trafugata dai militari. Il monastero ha una forma bizzarra ed è ricavato attorno ad un'alta roccia in mezzo a un lago, meta di pellegrinaggio e luogo-simbolo dello Stato, oggi anche set ideale per fotografie folkloristiche.

Ultima tappa del nostro giro in moto un tempio in una grotta nei pressi di un altro laghetto. 'La vera ricchezza di questo paese è l'acqua' ha osservato Mauri, ed in effetti riso, verdure e pesce - alla base della cucina birmana - qui non possono certo scarseggiare.

Il tempio è doppio in quanto è formato da due grotte unite da una fila di statue di monaci lunga centinaia di metri che ci ha ricordato la linea bordeaux di stamattina lungo la strada: abbiamo concluso la nostra giornata in maniera circolare!





sabato 12 gennaio 2013

IN TRAGHETTO VERSO HPA-AN

Partiamo la mattina alle 8 in un gruppo di 7 su una specie di gondola a motore. Io ero comodissima visto che stavo seduta su un sedile d'automobile, Mauri un po' meno nonostante godesse di una visuale a 180 gradi sullo stupendo panorama che ci ha sfilato davanti per le tre ore di viaggio verso nord-est.
Fino a poco tempo fa era un traghetto statale a fare spola tra la città di Moulmain e quella du Hpa-An ma è subito stato sostituito da un servizio privato visto che gli stranieri gradivano molto salire e scendere il fiume piuttosto che coprire la distanza con i lentissimi autobus.
I villaggi sul fiume assomigliano molto a quelli dell'isola o a quelli visti lungo la ferrovia e la vita degli abitanti deve essere esattamente la stessa. Il paesaggio è piatto, solo nei pressi di Hpa-An si intravedono le montagne, ed è costellato da un numero incredibile di stupa dorati, ancora una volta a testimonianza dei rimedi celesti alla povertà della vita materiale.


venerdì 11 gennaio 2013

BILU KYU, ISOLA LABORIOSA

Siamo a Moulmein e noleggiamo uno scooter per girare la città che, soprattutto nelle sue strade più alte e tra le case più vecchie e le chiese del periodo coloniale, emana il fascino della lussurreggiante città che doveva essere ai tempi di Tony Blair, alias di George Orwell. Ho scoperto che lo scrittore del fantapolitico '1984' ha vissuto qui solo un anno, e nessuno ha saputo dirmi dove, mentre traccie certe della sua presenza si registrano a nord, nella città di KATHA dove ha vissuto più a lungo.
Abbandonate le ricerche di matrice letteraria, ci siamo spinti oltre il mare, imbarcandoci su un traghetto a doppio ponte, tipologia in via di estinzione, e, dopo un'abbondante ora di crociera, abbiamo raggiunto l'isola di BILU KYU, dove ci sono 62 villaggi ma non c'è una sola automobile. Il traghetto era affollatissimo di isolani che rientravano nelle loro case con ogni sorta di mercanzia!
Con lo scooter è stato davvero piacevole lasciare la strada principale di cemento e percorrere le polverose strade di terra rossa alla scoperta dei villaggi MON dell'isola, dediti soprattutto alla produzione della gomma, di elastici di gomma, di corda di cocco, di sedie e cesti di bambù e di frasche di foglie di palma per fare i tetti delle case. Sì, anche qui le case sono fatte prevalentemente di canne di bambù e di paglia, oppure di legno e solo rarissimamente di mattoni. Sulla stessa isola abbiamo visto cuocere i mattoni che, da blocchi di terra grigiastra, diventano rossi con il calore.
Mi fermo sotto le finestre di una scuola che per incanto si riempiono di faccini che sorridono, che salutano: 'meklabaa!'
Per deformazione professionale inizio a interrogare, prima il gruppo poi indicandoli individualmente ma non c'è verso: di inglese non sanno nemmeno una parola. Spiegandomi a gesti riesco a sapere che hanno 11-12 anni.
Altri bambini, meno fortunati, nelle case di fronte alla scuola, aiutano i genitori a lavorare le foglie di palma.
Una bambina fa il bucato sul fiume, e il suo sorriso è triste quando la fotografo.




giovedì 10 gennaio 2013

IN TRENO VERSO MOULMEIN

Il treno che porta a MOULMEIN, nello stato di MON, è a scartamento ridotto, ossia va pianissimo, tipo fa normalmente i 20-30 orari e quando è lanciato al massimo tocca sì e no i 50. Questo succede perchè i binari sono sconnessi e provocano dei movimenti fortemente ondulatori delle carrozze. Non potevamo credere ai nostri occhi quando la zaino di Mauri è caduto dal portabagagli! Ovviamente la cosa ci ha fatto ridere (perchè dentro allo zaino non c'era nulla di fragile) e insieme a noi hanno riso tutti!

Lo spettacolo che ci ha incollati al finestrino per le ben 6 ore che sono servite al treno per fare sì e no 200 km è stato dei più vergini che esistano al mondo. Un susseguirsi di villaggi fatti di palafitte di paglia dove uomini e donne sono impegnati in lavori nei campi di riso e di frumento o in lavori domestici mentre i bambini interrompono i loro giochi di palla per correre verso il treno in arrivo e salutare i passeggeri. Verso l'imbrunire le donne aiutano i loro figli a docciarsi con l'acqua raccolta in grandi tinozze e poi lavano loro stesse, gettandosi acqua sopra i vestini, incuranti degli occhi sconosciuti dei passeggeri del treno.
Con l'arrivo del buio le campagne si sono improvvisamente spente e solo in qualche casa si intravedeva un fuocherello forse per cucinare, o la debole fiamma di una lampada a petrolio, ultimo segno di vita di una giornata tramontata con il sole.


mercoledì 9 gennaio 2013

LA ROCCIA D'ORO - THE GOLDEN ROCK

Avendo prenotato il ritorno da Mandalay che si trova nel nord, decidiamo di andare a sud-est per cinque-sei giorni per poi tornare nella capitale e procedere verso nord lungo la costa ovest. Con un autobus decisamente costoso per i canoni a cui ci eravamo abituati in India (7000kyst=7€ a testa) arriviamo a KINPUN nelle 5 ore prestabilite per coprire circa 180km, viaggiando comodamente a velocità molto ridotta. Con noi molta gente locale e una coppia di inglesi di Londra. Ci sistemiamo in una squallida camera della SEA STAR guest house (quelle migliori erano già occupate) - dobbiamo imparare a prenotare - e la mattina dopo, prima dell'alba, saliamo sul cassone di un camion che in 45 minuti ci porta vicinissimo al tempio. Scopriamo dopo che agli stranieri non sarebbe permesso arrivare fino a qui perché l'ultimo tratto è giudicato troppo pericoloso e quindi sono obbligati a camminare lungo i 45 minuti di una ripida salita di cemento. In alternativa ci si può fare trasportare da tre, quattro uomini su una portantina per 8000 kiats (8euro). Noi, una volta saliti sul camion giusto, unici stranieri, abbiamo semplicemente pagato 1000 kiats in più del prezzo standard.

La GOLDEN ROCK rappresenta il tempio più amato dai birmani, secondo forse solo alla SHWEDAGON PAYA di Yangon, ed é costante meta di pellegrinaggio. Si tratta di un enorme sasso ricoperto di foglie d'oro che sta miracolosamente in bilico, la leggenda racconta, su un capello del Buddha collocato sullo stupa su cui è appoggiato. Sotto: il nulla. Una valle che, quando l'abbiamo vista noi, era avvolta nella nebbia e dava al masso una dimensione eterea.

E' stato divertente il viaggio in camion, soprattutto quello dell'andata (al ritorno abbiamo percorso il primo tratto a piedi, come tutti): sembrava di essere sulle montagne russe! Eravamo in 36 seduti uno accanto all'altro che ci sorreggevamo a vicenda, urlando e ridendo ad ogni ripida discesa! Per strada nessun altro veicolo a parte i numerosi camion stracolmi di pellegrini. Al ritorno, sul camion, eravamo in compagnia di due italiani di Roma: lui fotografo e lei medico psichiatra. Abbiamo parlato delle prossime elezioni politiche e del disgusto che si prova parlando della politica italiana. E della fine che non si capisce facciano i soldi che lo Stato stanzia per gli ospedali romani, che sono tantissimi (i soldi), mentre lo stato degli edifici pubblici è spesso fatiscente.

Nel pomeriggio abbiamo avuto la grande idea di preferire il treno al collaudato pullman per continuare il nostro viaggio a sud fino a MOULMEIN, città da cui il mio amatissimo George Orwell ha scritto 'Burmese Days' quando era in Birmania (Burma) come sottotenente dell'esercito inglese. Esperienza che gli cambiò la vita.




martedì 8 gennaio 2013

MODERNA YANGON

Dall'aeroporto hi-tech di Yangon fatto di marmo-vetro e acciaio e di negozi sfavillanti, siamo arrivati in centro città in taxi, condividendo la spesa di ben 12 dollari con una coppia di francesi. Una signora super informata, accanita lettrice di trip advisor, ci ha persuasi a cambiare i soldi in aeroporto dicendo che si ottiene il miglior cambio possibile. Peccato che non sia così, visto che abbiamo cambiato 500$! Sì, il mercato nero esiste ancora, a dispetto degli sforzi del governo! Infatti, subito dopo il nostro arrivo in città siamo stati avvicinati da numerosi uomini che per 1$ ci hanno offerto 950kyat anziché 850k.
Siamo stati più fortunati con l'hotel visto che al primo tentativo abbiamo trovato una camera decente, con finestra e bagno in camera, per 18$. Unico inconveniente: quarto piano senza ascensore!
La vista sul tempio di Sule Paya che si gode dalla sala della colazione (inclusa nel prezzo!) ci ha ricompensato della fatica fatta a salire con gli zaini! Entusiasti, siamo usciti immediatamente per sbirciare i dintorni e ci siamo imbattuti subito in un internet caffé da dove abbiamo potuto comunicare con casa. Poi, dopo aver girovagato un po' tra le bancarelle di cibo del quartiere indiano e cinese, siamo tornati sui nostri passi e abbiamo cenato, seduti su uno sgabello, sul marciapiede davanti al nostro hotel. Una ragazza ci ha preparato con molta cura una specie di crèpe con verdure e spezie: da leccarsi i baffi! Ne abbiamo divorate due a testa poi ci siamo spostati di pochi metri dove, su un altro sgabello nello stesso marciapiede, ci siamo scolati un bicchierone di ottima birra MYANMAR in compagnia di un coppia di giovani finlandesi.
Prima di ritirarci nella nostra stanza abbiamo trascorso una mezzoretta dentro il Sule Paya, godendo dello splendore dorato del suo stupa e della pace del tempio.

Oggi abbiamo passeggiato per la città seguendo l'itinerario consigliato dalla Lonely, abbiamo fatto qualche acquisto poi, prima del tramonto, con un autobus locale (a dispetto della guida che ci vorrebbe sempre sul taxi) ci siamo recati in visita all'incredibile tempio buddhista di Shwedagon dove abbiamo trascorso ben tre ore, incontrandovi dapprima Riccardo, un italiano di Framura conosciuto il giorno prima, e poi Micha, un giovane olandese conosciuto a Bangkok.
Lo stupa buddhista risplende in tutta la sua dorata magnificenza sotto i raggi del sole più caldo e al tramonto assume altre incredibili tonalità. Due enormi 'chinthe' (leoni con la testa di grifone) sorvegliano l'ingresso principale che introduce ad un'alta scalinata interna, delimitata ai lati da lunghi coccodrilli, che porta allo stupa centrale, alto quasi 100m., circondato da numerosi altri stupa, pagode e buddha.
E' bello camminare a piedi scalzi sul pavimento di marmo tra queste meraviglie e accogliere l'invito di qualche birmano che vuole insegnarti il loro rito. Per esempio, senza chiedermi il perché, raccogliendo dell'acqua da una fontana con una scodella, ho dapprima lavato un elefante, poi un piccolo buddha ed infine un buddha grande.
Con un autobus siamo tornati verso il centro che faceva già buio e ci siamo ricongiunti ai francesi davanti alla bancarella di crèpe vegetariane. Dopo aver prenotato il volo di ritorno da Mandalay a Bangkok per il 3 di febbraio - data di scadenza del nostro visto - presso un economicissimo internet point sulla circonferenza della pagoda, ci siamo bevuti una birra e siamo stati pronti per una bella dormita.





lunedì 7 gennaio 2013

CONSIGLI PRATICI PER UN VIAGGIO IN INDIA

PRIMA DI PARTIRE: 10 consigli utili.

- VESTITI non portate vestiti di ricambio ma comprate pantaloni, maglie e abiti sul posto! potrete così fare shopping senza appesantire lo zaino e appagare il naturale desiderio di integrarvi nella realtá locale.

- ZANZARE Pericolo malaria: occorre proteggersi dalle punture di zanzare ma non portate repellenti dall'Italia perchè ovunque in India troverete gli ottimi prodotti della OMODOS, quasi totalmente naturali, profumati e super efficaci! Occorre acquistare senza dubbio la CREMA, adatta anche per il viso e per i BAMBINI. Lo spray meglio comprarlo ma non fa barriera come la crema. Per gli ambienti è efficace lil liquido per macchinette elettriche, di varie marche. Tutto reperibile ovunque a prezzi irrisori.
Molto utile ci è stata la ZANZARIERA portata da casa di cui le camere sono spesso sprovviste. Occorre studiare un po' come montarle...

- SHAMPO, BAGNOSCHIUMA, CREME ecc. Non portate creme, saponi, shampo, dentifricio ma comprateli in loco. I prodotti dell' HIMALAYA sono fantastici, ayurvedici (naturali) e costano poco. É consigliabile anzi farne una scorta da portare a casa! Ottima idea regalo.

- LETTO portare le federe per i cuscini vi farà sentire più a vostro agio. L'ideale sarebbe portarsi anche le lenzuola, ma il peso diventa un intralcio. Un sacco a pelo leggero è l'ideale!

- BUCATO portate una corda per stendere il bucato (e un po' di mollette) che vi può servire anche per appenderci la zanzariera.

- non dimenticate l'amuchina per i sanitari e una spugnetta per dare una pulitina al bagno. L'amuchina x le mani si trova sul posto.

- PASSAPORTO portare un tot di fotocopie passaporto + visto, risparmierete tempo durante il check in in hotel.

- FOTO portatevi un set di foto tessera, utili in varie occasioni, tipo se vorrete acquistate una sim locale. Se no le potete fare qui in una città.

- INTERNET SIM CARD. Se state almeno 2 settimane e avete un iphone o altro telefono che viaggia in 3G, vi conviene acquistare una sim locale vodaphone (10rupie=0,15€) + un pacchetto 1GB valido un mese (sulle 200rupie=3€). Se finite il GB, potrete ricomprarne un altro, badate però di ricordare bene quanto avete pagato per quel 'package'. I prezzi variano da stato a stato (anche di 1 sola rupia) e se sbagliate l'importo non si attiva il pacchetto! Aggiungendo un po' di soldi A PARTE potete anche telefonare. Attenzione però: mentre internet funziona benissimo (soprattutto con copertura 3G), non sempre si riesce a fare telefonate.

- TELEFONARE A CASA da un telefono pubblico costa pochissimo. Ho paganto anche 17 rupie (0,20 €) per 5 minuti! Il massimo che mi sono sentita chiedere è stato 25rupie al minuto.

domenica 6 gennaio 2013

ENJOYING BANGKOK

Trascorriamo le giornate dedicate al relax su e giù per i traghetti e per gli autobus che collegano Kao San Road con i quartieri avveniristici di Siam o Lumphini e ci deliziamo alla vista di paesaggi da film fantascientifici, specie di sera quando le luci colorate aggiungono un ulteriore tocco di magia. Visitiamo rapidamente il MBK, il centro commerciale che tutti ci hanno consigliato per qualsiasi tipo di acquisto, e ci tratteniamo a lungo al Bangkok Art and Culture Centre, dove l'arte contemporanea locale, con mezzi simili a quella occidentale (installazioni, foto, commistioni di materiali anche di recupero) si amalgama con la tradizionale iconografia buddhista.

Durante le precedenti visite alla città, ci siamo dedicati soprattutto alla scoperta della città vecchia che offre templi di incomparabile bellezza e originalitâ con tetti che sembrano decorati con lo zucchero e buddha d'oro e di smeraldo, seduti, in piedi o sdraiati. Per esempio il Wat Po - famoso anche per la scuola di massaggio thailandese - consta di un edificio lungo una 50ina di metri atto a contenere un buddha sdraiato a sua volta lungo una 50ina di metri, con la punta dei giganteschi piedi che quasi toccano il soffitto!

Il nostro hotel LUMPHU HOUSE gode di una posizione ottima, appena fuori dal caos di Kao San Rd, in un giardino interno dove regna una gran pace. Pace che interrompiamo spesso per incursioni nel mondo fuori che pullola di viaggiatori di tutto il mondo, giovani fuori e giovani dentro, che si bevono una birra in un bar rigorosamente wifi o assaggiano tutte le delizie del palato possibili, con prevalenza di delicatessen asiatiche (tipo gli spiedini di scorpioni giganti che vedrete nella foto!). Ci sono poi i viaggiatori che approfittano dei prezzi convenienti e si fanno (finalmente anche loro) coccolare
con massaggi al corpo, ai piedi; con maschere al viso, wax, peeling, tatuaggi, hair extension: tutto quello che vi viene in mente qui c'è e si fa in vetrina, senza privacy!

Anche io e Mauri abbiamo approfittato di un buon massaggio ma ci siamo recati in uno studio vero e proprio, lontano da qui, spendendo i soliti meritatissimi 200 bath (5€) per un'ora di massaggio thai a corpo, piedi e viso.

Stasera, ultima sera a Bangkok, volevamo festeggiare con un aperitivo in uno dei tanti ristoranti da favola sul roof di un grattacielo. Avevamo scelto la cupola dorata del SIROCCO, ed eravamo psicologicamente pronti a investire 700/800 bath in 2 birre (10volte il loro prezzo) quando sono stata fermata all'ingresso del pomposo edificio: 'sorry, your flip-flop do not conform to our dressing code!'
Niente da fare, non ci hanno fatto entrare: le mie infradito non sono piaciute, ormai se la tirano anche qui come i conformisti della vecchia Europa!
Già mi manca l'India?





venerdì 4 gennaio 2013

BANGKOK ME ENCANTA!

Che meraviglia questa città che ha saputo unire presente e passato così naturalmente! È la quinta volta che vengo a Bangkok e ogni volta rimango a bocca aperta davanti ai suoi templi ingioiellati (che ospitano giganteschi Buddha dorati) lungo le vie d'acqua del fiume navigabile della città vecchia, così come mi incanto davanti agli avveniristici grattacieli di Siam e Lumbini, percorsi da strade di treni aerei!
Trascorrerei volentieri un paio d'anni in questa città, magari in una bella casa sul fiume (qui con gli euro si fanno miracoli!) ma dovrò aspettare ancora un po' prima di poter realizzare questo sogno!

Siamo arrivati a Bangkok alle tre di notte con un aereo nuovo di zecca dell'AirAsia, giustamente accreditata come miglior compagnia low-cost del mondo (un biglietto di 3.30 di volo ci è costato €90) e abbiamo continuato a dormire stesi sulle comode poltroncine di una delle tante sale d'attesa dell'aeroporto Don Muang con gli zaini sul trolly accanto a noi e le nostre cose importanti sotto la testa! Ci siamo svegliati che erano le otto e, dopo una rinfrescatina in bagno, siamo saliti sul primo autobus per la città fino alla stazione dello sky-train da dove siamo volati all'ambasciata del Myanmar (leggi Birmania). Richiedere il visto è stato facile e molto veloce: se si arriva entro le 12.00 si riesce ad averlo nel pomeriggio, al costo di 30euro.
Ci siamo poi diretti verso la città vecchia, preferendo un romantico giro in battello al tuk-tuk. Infatti, risalire il fiume significa anche poter ammirare i templi più belli, tra cui il Wat Po, il fantastico Grand Palace e il Temple of the Dawn che si affacciano sull'acqua. Scendiamo al Pier 13 dove, stretti attorno alla mitica Kao San Road, stanno le sistemazioni più economiche della città. Troviamo miracolosamente posto alla LAMPHU HOUSE, indicata dalla Lonely Planet cone 'top guesthouse', e concludiamo la giornata con una meritatissima cenetta di pesce!







martedì 1 gennaio 2013

I TEMPLI DI MAHABALIPURAM

Gli ultimi giorni del 2012 li abbiamo trascorsi sul mare, tra i favolosi templi patrimonio dell'umanità di Mahabalipuram. La cittadina è molto turistica in quanto è strapiena di ristoranti e di negozietti che vendono tutti le stesse robe indiane, che vanno dai vestiti all'argento agli elefantini di legno o di pietra. Molti commercianti provengono dalle montagne del Kashmir e vengono fin qui nella speranza di guadagnare qualcosa dai turisti che, almeno durante le vacanze di Natale, sperano di vedere giungere in gran forza. Purtroppo quest'anno è un anno di vacche magre, le camere dei numerosi hotel sono semi-deserte e i pochi stranieri che si vedono in giro sono con lo zaino in spalla - piuttosto che con un trolly al seguito - il che è in genere indice di pochi soldi da spendere in souvenir!
Abbiamo trovato una camera nuova di zecca e il letto ha addirittura un materasso alto come quelli di casa e siamo a 10 metri dal mare! Peccato che la spiaggia non sia proprio ben tenuta e che serva soprattutto alle barche e alle reti dei pescatori. L'acqua del mare poi non è esattamente invitante e spesso le onde sono cariche di borsine e bottiglie di plastica. Ciononostante, è bello passeggiare qui sotto sera e fare foto ai pescatori o fare due chiacchiere con i finti orfani che cercano un po' della tua pietà per cercare di venderti delle orrende collane. Si tratta di intere famiglie di gipsy bellissimi e neri come il carbone che, come i commercianti del Kashmir, emigrano dal loro paese, il Gujarat in questo caso, per venire a mendicare su queste spiaggie.

Abbiamo conosciuto una giovane e bella famiglia di Bologna, Alice e Alessandro con le due bambine, con cui abbiamo concluso il 2012 e iniziato il 2013 con piacevoli chiacchiere cultural-religiose. Alice infatti è nata a Varanasi da un padre grande esperto di tantrismo, che ancora vive lì, e lei stessa, un po' per riflesso un po' per passione, la sa lunga su dei e riti induisti. Ci ha raccontato che suo padre andava in giro per i villaggi dell'Himalaia ad investigare sulle abitudini religiose dei locali, prendendo nota degli dei venerati, studiandone i riti e facendo poi in modo che nessuno di essi cadesse nel dimenticatoio. Questo padre con una lunga barba bianca che ancora vive a Varanasi, scrive libri su libri sull'argomento ed è anche un noto suonatore di sitar!

Avevamo appena salutato i bolognesi con la promessa di rivederci in Italia quando abbiamo incontrato Faustine e Elène, due giovani parigine già conosciute ad Auroville, con le quali abbiamo pranzato sul mare prima di partire per l'aeroporto di Chennai, destinazione Bangkok.
Si conclude così, dopo più di 2 mesi, il nostro viaggio in India, prima parte del nostro lungo giro per l'Asia.






lunedì 31 dicembre 2012

LA SOCIETÀ UTOPICA DI AUROVILLE

Non posso ancora crederci: una società perfetta basata su valori etici altissimi e dove il denaro non circola, secondo il disegno voluto dai seguaci di Sri Aurobindo! AUROVILLE, la città dell'aurora, è stata fondata nel 1968 ed è qui, nel Tamil Nadu ma sembra uscita da un testo letterario del 1600.
Auroville è la più famosa delle utopie contemporanee e si propone di realizzare il sogno in cui uomini diversi per razza e costume possano vivere insieme, liberamente, senza competizione, riconoscendo come unica autorità la Verità suprema. L'Unesco ne ha immediatamente riconosciuto il valore sperimentale per il progresso dell'umanità.
Sebbene la città prenda le distanze dall'ashram di shri Aurobindo, sono le bellissime parole della mère che accolgono i visitatori al 'Visitors'Centre' e che descrivono il sogno che si sta per avverare: '... un luogo di pace, di concordia e di armonia dove gli istinti guerrieri dell'uomo saranno utilizzati solo per vincere le cause delle sue miserie e delle sue sofferenze, per superare le sue debolezze e le sue ignoranze, per trionfare sui suoi limiti e le sue incapacità.' Un luogo in cui la soddisfazione dei bisogni dello spirito prevarrà sull'appagamento dei bisogni materiali.

Auroville si estende su una ventina di kmq molto verdi che arrivano fino al mare, ha strade di terra rossa che si inseguono lungo una spirale che ha il suo culmine nel centrale MATRIMANDIR, un tempio tondo, avveniristico, con interno di moquette bianca con al centro una sfera di cristallo su cui i raggi di sole che filtrano dal soffitto disegnano ipnotici giochi di luce. Il tempio è luogo di meditazione collettiva ed è aperto anche ai visitatori che si fermano nella città almeno un giorno o che prenotano personalmente la visita per il giorno dopo.
La città si compone di 2000 persone proveniente da 40 nazionalità, la metà indiani e tanti tedeschi e francesi. Gli italiani sono 105: ne abbiamo incontrato uno e abbiamo trascorso un paio d'ore con lui. Ireno è di Lerici ed è molto felice di farci partecipi della sua esperienza. Vive a Auroville da 25 anni con la moglie, e suo figlio 19enne è nato e cresciuto qui anche se da qualche mese è in Olanda per studi antropologici. Ireno è il fotografo della comunità e lavora al materiale fotografico della città che con foto, calendari, cartoline e libri, insieme all'artigianato, viene venduto nei negozi con cui Auroville provvede in parte al proprio sostentamento.
Ad Auroville tutti lavorano per il bene della comunità e nessuno viene retribuito anzi, ad ognuno viene richiesto un contributo mensile di circa 50€ per i bisogni delle infrastrutture.
'Il lavoro non sarà il modo di guadagnarsi da vivere - dice ancora La Mère - ma un'opportunità per sviluppare le proprie capacità e possibilità. Il gruppo, da parte sua, si farà carico dei bisogni della sua esistenza'.
Chiunque voglia trasferirsi a vivere qui è il benvenuto poiché rappresenta una ricchezza per la comunità.

Ireno è contento di aver scelto di vivere ad Auroville, dove ha avuto l'opportunità di crescere e confrontarsi con persone simili a lui, e crede che suo figlio abbia avuto un'ottima scuola di vita per poter ora affrontare il mondo.






sabato 29 dicembre 2012

LA PODUCHERRI DI SRI AUROBINDO

Poducherri è mezza francese, le strade hanno nomi francesi e marciapiedi francesi, i turisti sono tutti francesi e negli hotel dai nomi francesi si parla il francese! Anche la donna più venerata della città era francese: è scomparsa ormai 40anni fa ma è onnipresente e continuano a chiamarla 'la mère', la mamma. Agli inizi del secolo scorso, Mirra Alfassa, la mère, era rimasta soggiogata dal fascino delle idee e della spiritualità del l'ex leader del movimento nazionalista indiano Sri Aurobindo, al punto da trasferirsi a Poducherri per lavorare con lui alla costruzione di un mondo migliore. Insieme hanno fondato un ashram che è oggi la forza più potente della città con scuole, cliniche, numerose guest house e mense che sfamano i poveri oltre che gli ospiti delle guest house di proprietá. Purtroppo in questi giorni di festa sono tutte full perciò non riusciamo a consumare i tre pasti indiani offerti agli ospiti per 20 rupie (0.30€!) ma, fortunatamente, abbiamo trovato una bellissima stanza all'hotel VILLE CREOLE nella zona più bella della città, in rue Labordonnaise.
Dormiamo in un letto a baldacchino altissimo, in legno massiccio e molto pulito e non ce ne andremmo mai più! Spendiamo solo 800 rupie! Il neo è che il bagno è all'esterno della camera ma questo tutto sommato è un disagio trascurabile.

Abbiamo visitato l'ashram di Sri Aurobindo e della mère, ora trasformato in mausoleo, dove in un giardino pieno di fiori le loro tombe costituiscono meta di un pellegrinaggio incessante. Abbiamo acquistato un paio di pubblicazioni contenenti alcune riflessioni di Aurobindo e della mère che, effettivamente, sono condivisibili e nient'affatto scontate. Questo bel giovane dagli occhi languidi le cui foto si vedono ovunque, dopo essere stato educato in Inghilterra è tornato nella sua India deciso, ancor prima di Gandhi, a lavorare per la sua indipendenza dagli inglesi: sognava un luogo dove gli uomini di buona volontà potessero vivere liberi in una terra di tutti, in unione fraterna e spirituale. E' stato a capo del movimento nazionalista dal 1906 al 1910 e ovviamente le sue idee non piacevano agli inglesi che gli hanno inflitto un anno di prigione e poi l'hanno costretto a rifugiarsi in territorio francese, a Pondicherri appunto, dove la sua visione del mondo ha contagiato molti. Tra tutti la mère che ha saputo dare un grosso contributo alla messa in pratica delle sue teorie, soprattutto quando Sri Aurobindo si è ritirato a vita spirituale dedicando gli ultimi 24 anni della sua vita al bene della comunità attraverso lo yoga integrale, la meditazione, che gli permetteva - detto con le mie parole - di mediare con il divino.
La mère fonda l'ashram sul finire degli anni '20. Ashram significa lavorare su di sè, approcciarsi al mondo in modo collettivo e spirituale e sentirsi parte del divino che permea l'universo.

Oggi Pondicherri, la 'ville blanche', che si estende lungo una costa bagnata da un mare cattivissimo, così come è piena di cultura e abitudini francesi grazie all'operosità dell' ALLIANCE FRANÇAISE, allo stesso modo vive ancora sotto l'aura di queste due personalità molto forti che, oltre all'attivissimo ashram cittadino, hanno determinato la nascita della città sperimentale di AUROVILLE, a 8 km da qui: un'autentica società utopica diventata realtà, che ricorda un po' la 'Città del sole' di Campanella, in cui vivono 2000 persone tra cui 105 italiani e a cui dedicherò il prossimo blog.





giovedì 27 dicembre 2012

TANJORE E LA GENTE DEL TAMIL

Tanjore, antica capitale di lustro tra le più popolate del mondo attorno al XV secolo, non ci è piaciuta. Anche se dello sfarzo del passato rimangono molte traccie nelle numerose ville trasandate, nelle rovine degli alti marciapiedi che costeggiano le strade e soprattutto nel grande tempio che l'Unesco, facendone proprio patrimonio, ha fatto ristrutturare, in questa città, più che in ogni altra, balza all'occhio il contrasto tra il luccichio dell'oro delle numerosissime moderne gioiellerie a due o tre piani e la fatiscenza, il sudiciume di tutto il resto.
Tanjore, nonostante i decrepiti marciapiedi, è una cittadina in cui andare a piedi è pericoloso a causa del traffico intenso creato da ogni tipo di mezzo. Ed è pure dannoso per la salute a causa della polvere e dello smog che si respira.

Il BRIHADISHVARA TEMPLE non ha retto il confronto con il tempio di Madurai e, nonostante l'indubbio pregio delle sue sculture e dei suoi altorilievi, non è riuscito a stupirci! Persino i pellegrini indiani monocromatici, dopo aver espletato le pratiche devozionali mattutine, hanno dimostrato più interesse per noi che per quello che gli stava intorno! Ancora una volta, questi indiani provenienti da luoghi fuori dalla rotta della maggior parte dei viaggiatori, sono attratti da noi, non ci tolgono gli occhi di dosso, ci fotografano di nascosto con i loro cellulari di prima generazione e vogliono essere fotografati da noi! Ecco il nostro reportage: